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Bonafede: «La prescrizione? È conquista di civiltà…»

Alla cerimonia nell’aula magna della Suprema corte, il ministro della Giustizia non abiura il suo integralismo. Ma mostra anche l’altro profilo, quello dialogante: «L’avvocato sia riconosciuto in Costituzione. E sì a restituire dignità con l’equo compenso»
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Un confronto serrato in maggioranza per superare le divergenze sulla riforma della prescrizione e su un progetto più ampio di riforma della magistratura. Ma anche l’affermazione del loro ruolo costituzionale degli avvocati e la tutela della dignità delle professioni, attraverso l’equo compenso. Sono questi i passaggi fondamentali del saluto del Guardasigilli Alfonso Bonafede, sospeso tra bilanci e prospettive per il futuro per il rilancio della giustizia italiana. Un futuro che dipenderà dalla capacità di trovare un equilibrio sui temi che dividono i partiti di governo, auspicato dallo stesso Bonafede, ma minacciato dalla distanza delle posizioni. Ed è proprio per questo che il ministro apre al dialogo con le parti, chiedendo che le divergenze in tema di prescrizione non si trasformino in una guerra. Una riforma, ha detto convinto Bonafede, «che considero personalmente una conquista di civiltà» e sulla quale «è in atto un confronto serrato, leale all’interno della maggioranza, per superare le divergenze e consegnare ai cittadini un processo idoneo a rispondere alle loro istanze di giustizia, garantendo tempi certi ed eliminando ogni spazio di impunità». E se le divergenze rappresentano uno stimolo irrinunciabile per il miglioramento delle proposte di legge, «bisogna sempre evitare che si trasformino in una zavorra rispetto ai cambiamenti che la società impone. Di fronte a un mondo che sta cambiando sempre più velocemente – ha aggiunto – la giustizia non può rimanere immobile, altrimenti perderà la sua necessaria capacità di operare un’equa definizione dei singoli contenziosi che si sviluppano ogni giorno nella società moderna».

Il futuro della giustizia, dunque, per il ministro dipenderà anche dalla capacità di cambiare, andando a sanare le ferite lasciate in eredità dal 2019. E il riferimento non può che essere allo scandalo Csm, per il quale Bonafede ha confermato il confronto interno alle forze di maggioranza per un progetto di riforma ordinamentale della magistratura «che mira a rafforzarne l’autonomia e l’indipendenza, incidendo da un lato sulla interruzione di ogni possibile commistione con la politica, dall’altro lato sulla necessaria eliminazione del rischio delle cosiddette degenerazioni del correntismo». E per rafforzare la magistratura è necessario passare anche attraverso un rafforzamento dell’avvocatura. La crisi del 2019, ha sottolineato Bonafede, «si è scontrata con un assetto istituzionale forte e compatto, che sotto la sua guida fondamentale del presidente Mattarella ha saputo reagire. Adesso è il momento di intervenire in maniera tale da evitare che episodi così gravi, che minano alla base la credibilità del sistema giustizia, possano ripetersi in futuro». Come per le toghe, anche la protezione degli avvocati vittime di persecuzione «deve essere sempre riconosciuta – ha evidenziato il ministro -, così come merita di essere affermato il loro ruolo a livello costituzionale per la funzione fondamentale che svolgono. Anche per questo, tra l’altro, è forte la mia attenzione materia di equo compenso non solo come aspetto meramente economico, ma come forma di tutela della dignità della professione». La base del rilancio della Giustizia necessita, però, soprattutto investimenti, invocati da più parti. Investimenti che Bonafede rintraccia nelle assunzioni, con un impegno che «non ha precedenti», caratterizzato dall’ampliamento delle piante organiche nel quadro di una complessiva distribuzione di 600 nuovi magistrati e dall’introduzione di piante organiche distrettuali flessibili, che garantiscono l’impiego dei magistrati sui singoli territori in maniera sempre più rispondente ad esigenze specifiche. Ovvero una organizzazione della Giustizia in grado di rispondere, socialmente e geograficamente, «alle esigenze che emergono nelle differenti zone del Paese», per adempiere a quello che è il compito dello Stato: la cura dei diritti del cittadino, garantendo l’eguaglianza sostanziale sancita dall’articolo tre della Costituzione. Le cifre previste per il 2020, in materia di Giustizia, sono di poco superiori a quelle dello scorso anno: circa nove miliardi, previsti dall’ultima legge di bilancio. E parallelamente è stato avviato un piano assunzionale per il triennio 2019- 2021 per 8756 unità di personale non dirigenziale, procedendo anche allo scorrimento della graduatoria di assistente giudiziario. Non mancheranno, inoltre, anche investimenti infrastrutturali su tribunali e carceri, per la digitalizzazione del processo – con un investimento di 650 milioni -, con l’auspicio di «leggi che individueranno nelle nuove tecnologie non soltanto un optional, ma la principale o addirittura l’esclusiva via percorribile soprattutto per quanto concerne gli adempimenti di cancelleria». Fiore all’occhiello dell’Italia nel 2019, secondo il ministro, la legge anticorruzione, ma anche il cosiddetto “Codice Rosso”, a tutela delle donne vittime di violenza. E poi ancora la legge in fase di conversione sulle intercettazioni, la riforma della normativa sulla crisi d’impresa e l’introduzione dell’azione di classe con la modifica dell’articolo 416 ter del Codice penale in materia di voto di scambio politico- mafioso. Ma ancora più importante, ha aggiunto, è «guardare alla giustizia attraverso gli occhi dei cittadini. Ho aperto le porte del ministero a tanti familiari delle vittime di reati che chiedono non vendetta, ma una risposta di giustizia» e «non mancherò mai di far sentire a quelle persone la vicinanza delle istituzioni».

 

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