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Vox, offensiva sulla scuola. I corsi? Decidono i genitori

Nelle regioni la destra radicale impone il “pin parental”. È un consenso che I genitori dovranno concedere agli istituti. Se le lezioni fossero in contrasto con I “principi morali” della famiglia potranno ritirare I loro figli
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Pin parental. Si chiama così la prima mossa offensiva che Vox, la destra radicale diventata alle elezioni del 10 novembre il terzo partito della Spagna per numero di seggi in Parlamento, è riuscita a piazzare contro il neonato governo delle sinistre guidato dal socialista Pedro Sánchez in alleanza con Unidos Podemos e l’appoggio necessario degli indipendentisti catalani.

Si tratta di un permesso scritto obbligatorio richiesto ai genitori degli alunni della scuola dell’obbligo perché i figli possano partecipare a qualsiasi attività scolastica complementare. Seminari di studio, cinema in classe, teatro. Per ciascuna di queste iniziative gli insegnanti dovranno informare le famiglie e chiedere il consenso preventivo.

Con tanti saluti alla libertà di insegnamento e soprattutto al diritto degli alunni a ricevere una educazione scolastica non ostaggio della guerra politica del momento.

Le attività scolastiche complementari sono obbligatorie, si svolgono in orario scolastico, non sono attività extra curriculari facoltative. Ciascun insegnante di ciascuna scuola è quindi costretto a comunicare nel dettaglio alle famiglie degli alunni cosa intende insegnare, come vuole farlo e coinvolgendo chi. Vuoi proiettare un film in classe? Devi prima chiedere l’opinione di ciascun genitore. Vuoi chiamare a scuola uno scienziato specializzato nella divulgazione ai bambini per spiegare il sistema delle maree? Te la devi prima vedere con tutti i genitori. E se tra loro c’è qualcuno al quale piace pensare che la Terra non sia tonda, la sua opinione varrà come quella di un Premio Nodel per la fisica. Può bocciare te, il tuo metodo e il tuo programma.

L’idea del pin genitoriale, lanciata con grande copertura propagandistica durante la recente campagna elettorale per le elezioni politiche, è assai popolare tra i conservatori spagnoli. Accattivante l’espressione scelta, familiare ai più. Pin parental è, in origine, il nome del dispositivo che consente agli adulti di limitare la navigazione in internet nei computer dei figli, di bloccare remotamente l’accesso ad alcuni programmi televisivi. Tutti sanno di cosa si tratta. E per la maggior parte delle persone è sinonimo di protezione, non di censura.

Vox ha così preso in prestito l’espressione e l’ha fatta diventare un notevole strumento politico contro il nuovo governo.

In tutte le regioni governate dalle destre nelle quali il voto di Vox è necessario a far passare la legge di bilancio locale, il partito guidato da Santiago Abascal ha imposto la misura, pena la bocciatura del bilancio. Il partito popolare, terrorizzato dalla competizione che gli muove Vox e disperato all’idea di franare ancora a destra, approva, rincorre e rilancia. Applaude Abascal quando grida: «I genitori sanno meglio di qualsiasi insegnante cos’è meglio per i loro figli». La piccola gallassia delle associazioni ultra cattoliche, quasi tutte rifugio dei mai sepolti franchisti e gonfie di soldi, è attivissima nell’allertare studi legali per denunciare i direttori delle scuole «che ostacolino l’effettivo funzionamento del pin parentale». Le denunce sono risibili nella sostanza, ma la minaccia funziona. Gli effetti dissuasuvi immaginabili.

Il pin parental è già attivo nella regione della Murcia. Nelle intenzioni di Vox lo sarà presto ovunque le destre governino insieme. A Madrid e in Andalusia, innanzitutto.

Ad agosto il governo locale della Murcia aveva già comunicato, attraverso una risoluzione, che «all’inizio dell’anno scolastico 2019- 2020 si metteranno le famiglie a conoscenza dei contenuti delle attività complementari in programmazione così che possano esprimere il loro consenso o il loro dissenso alla partecipazione dei loro figli alle suddette attività».

L’ottenimento di questa risoluzione è stato la condizione posta da Vox a dare luce verde all’investitura del partito popolare a capo del governo locale. Arrivato il momento di approvare il bilancio locale, Vox ha imposto ed ottenuto che la risoluzione acquisisse rango di decreto. Lo stesso sta accadendo a Madrid e in Andalusia, con grande imbarazzo di Ciudadanos, il partito camuffato da movimento nato a destra sul modello di Podemos.

Dopo l’exploit di Vox, Ciudadanos è crollato. A differenza del partito popolare, intende ritagliarsi un nuovo spazio nell’elettorato vendendosi come “l’unica forza conservatrice e liberale della destra”. Complicato farsi passare sopra la testa l’adozione del pin parental e spacciarsi contemporanemanete per forza liberale.

Per ora Ciudadanos se la cava in un’ ambiguissima maniera: accetta che si usi il pin “in base alle norme consacrate nella Costituzione”, con le quali la misura è in aperto contrasto, e contemporaneamente promette che ricorrerà “per vie legali” contro le istituzioni che non rispetteranno il dettame costituzionale.

Una illogicità totale, che permette a Ciudadanos per adesso di salvare capra e cavoli. Ma non la faccia davanti ai suoi elettori ( in fuga). Il governo centrale promette battaglia. Legale. In Consiglio dei ministri i ministri socialisti hanno detto che “i figli non appartengono ai genitori, non sono una loro proprietà”.

Il ministero dell’Educazione ha denunciato il governo locale della Murcia per aver adottato misure incostituzionali. La battaglia, tutta politica, si giocherà in tribunale sull’accusa di “censura preventiva” agli insegnanti e “violazione del diritto degli studenti all’educazione”.

 

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