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Pd, Zingaretti rilancia i Dem: «Non siamo subalterni»

Malumori Dem sul rapporto con gli alleati. Il segretario lancia I 5 punti per la «fase due del governo» : rivoluzione verde, semplificazione amministrativa, equità salariale, educazione e salute
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Per la prima volta, il segretario Nicola Zingaretti fa la voce grossa. Il teatro è il ritiro di partito nell’abbazia di Contigliano, il tema è il rapporto coi 5 Stelle. Una parte dei dem, infatti, dice ad alta voce quello che in tanti pensano: «La nostra posizione nel rapporto con gli alleati non mi convince, Non escludo affatto l’alleanza, ma non in un campo che non è il nostro, quello dell’assistenzialismo e della protezione», si azzarda a dire Giorgio Gori, sindaco di Bergamo e in odore di ruolo nazionale.

L’ex presidente Matteo Orfini si spinge addirittura a pronunciare la parola «subalternità» nei confronti dei grillini, cui fa eco il capogruppo in Senato, Andrea Marcucci: «Va bene la fase due al governo- sottolinea- ma con più discontinuità, sui decreti sicurezza, reddito di cittadinanza e quota 100.

Quanto alle alleanze, io sono contrario a fidanzamenti con Toninelli». A loro indirettamente ha risposto il segretario, intervenendo su quello che – alla luce del sole o meno – sarà il tema del prossimo congresso straordinario e facendo da sponda alle dichiarazioni dei giorni scorsi di Dario Franceschini e Andrea Orlando ( ma anche avvalorando la tesi dell’eminenza grigia, Goffredo Bettini), che hanno auspicato un’alleanza politica strutturale coi 5 Stelle.

«Altro che subalterni. Siamo gli unici che vogliono fare uno scatto in avanti, questo governo ha salvato l’Italia dalla catastrofe. Ora serve una fase due», ha detto Zingaretti nel suo intervento di chiusura, nel quale ha rivendicato anche la direzione delle future iniziative del Pd all’interno della maggioranza: «Rivoluzione verde per tornare a crescere; Italia semplice per sburocratizzare; Equity Act per parità salariale uomo- donna ed equilibrio nord- sud; aumento della spesa per l’educazione, piano per la salute e l’assistenza». Se sui cinque punti l’accordo c’è, la questione del rapporto coi 5 Stelle continua a tenere banco in un braccio di ferro interno ed esterno: dentro, con i meno convinti, fuori con gli stessi grillini, anche loro divisi nell’abbracciare definitivamente i dem.

 

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