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A San Francisco eletto Chesa Boudin un procuratore libertario e radicale

Il giovane procuratore distrettuale è il figlio di due militanti dei Weather Underground, un’organizzazione estremista di sinistra operante tra gli anni ’ 70 e gli ’ 80
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«Come difensore pubblico, lavoro ogni giorno per garantire pari giustizia alle persone che non possono permettersi un avvocato. Sto correndo per la carica di procuratore distrettuale per assicurarmi che il sistema giudiziario criminale funzioni per tutti, non solo per i ricchi e i potenti». Le parole sono quelle di Chesa Boudin, ex avvocato eletto come massimo responsabile della giustizia a San Francisco.

La nomina ufficiale, dopo le elezioni dello scorso novembre, non è banale. Boudin infatti ha battuto Suzy Loftus, che aveva dalla sua parte il sostegno della gran parte del partito democratico californiano. Il nuovo procuratore distrettuale si è presentato con una piattaforma che, nei pronostici, lo vedeva sfavorito. Il cavallo di battaglia è l’abolizione della libertà su cauzione che permette ai più ricchi molto spesso di non essere perseguiti per i propri reati.

Inoltre viene prestata grande attenzione alla riabilitazione piuttosto che alla punizione per democratizzare un sistema penale che colpisce le minoranze e i poveri. Boudin tenterà di cambiare le politiche di carcerazione di massa. San Francisco si allinea all’ondata di nomine di procuratori progressisti dell’ultimo anno.

Nel 2018, sono stati eletti candidati riformatori radicali in Texas, Missouri, Alabama, Carolina del Nord e Maine. Quest’anno è stata la volta di Mississippi e Virginia. Il democratico Bernie Sanders ha parlato di «vittoria storica contro il sistema razzista e corrotto di giustizia che criminalizza la povertà». È una vittoria tutta politica, considerando la biografia del neo procuratore.

Boudin è figlio di due militanti dei Weather Underground, organizzazione estremista di sinistra operante tra gli anni ‘ 70 e gli ‘ 80. I genitori, David Gilbert e Kathy Boudin, sono stati arrestati nel 1981 per l’assalto ad un furgone blindato dove morirono una guardia privata e due poliziotti. Il padre sta scontando l’ergastolo, la madre è uscita nel 2003. Lui non nasconde le sue idee : «I miei genitori hanno sempre preso posizione per quello in cui credevano. Sono stati un esempio, anche se non sono d’accordo con tutte le loro scelte».

 

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