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Si suicida l’ex gip Vincenti. «Lasciato solo da tutti»

Era indagato per la fuga di notizie sul caso Zamparini. L’accusa degli avvocati: «è vittima del processo mediatico». Ma il suo legale smentisce il collegamento con l’avviso di garanzia di giugno: «era depresso da tempo»
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Si è tolto la vita il giudice Cesare Vincenti, ex presidente dell’ufficio del gip di Palermo, che ieri si è lanciato dal pianerottolo del quinto piano del palazzo in cui abitava, da una finestra del vano scale che dà sul parcheggio interno. Prima del gesto si trovava con la figlia nel suo appartamento, al terzo piano dello stabile di via Rapisardi. L’ex giudice, andato in pensione a giugno scorso, era indagato assieme al figlio Andrea, avvocato, per corruzione e rivelazione di notizie riservate nell’ambito dell’indagine sulla presunta fuga di notizie relativa all’ex patron del Palermo, Maurizio Zamparini.

Un’indagine che, secondo la Camera penale di Palermo, lo avrebbe fatto finire al centro di un processo mediatico che lo ha portato ad essere lasciato solo dai colleghi. Ma a smentire qualsiasi collegamento tra la scelta di suicidarsi e l’indagine è il legale di Vincenti, Paolo Grilli. «L’avviso di garanzia e le indagini della procura di Caltanissetta non hanno nulla a che vedere con quanto successo – ha sottolineato – poiché Vincenti era affetto da un anno dalla depressione. Era refrattario alle cure».

Non sono dello stesso avviso, però, gli avvocati di Palermo. «Questo evento – si legge in una nota della Camera penale – costituisce la conseguenza di un perverso circuito mediatico- giudiziario che travolge vita e affetti senza alcun discernimento. Il principio costituzionale di non colpevolezza, unico strumento di contrasto alla gogna mediatica, è un segno di civiltà che deve essere richiamato e ribadito in momenti drammatici come questo – dicono i penalisti -. Una tragedia che si consuma subito dopo il trentennale della scomparsa di Sciascia, che della nostra terra contemporanea ha saputo evidenziarne tratti, contraddizioni e crudeltà».

Il dolore per la sua morte corre anche sui social. «Sembra essere un gesto di un uomo di altri tempi, che si ribella contro l’ipocrisia di un mondo in cui lui era controcorrente – scrive su Facebook Stefano Giordano, legale dell’ex 007 Bruno Contrada -. Spero che chi lo ha lasciato solo in vita abbia il pudore di non fare passerelle nel momento delle sue esequie. La sua tragica morte dovrebbe farci riflettere sulle conseguenze dei processi mediatici».

L’ex giudice, in magistratura dal 1976, era stato presidente della sezione gip- gup del Tribunale di Palermo e prima ancora della sezione Misure di prevenzione. A giugno, poco prima del pensionamento, aveva ricevuto un avviso di garanzia dalla Procura di Caltanissetta. Secondo l’ipotesi investigativa, sarebbe stato lui la talpa in Procura che avrebbe informato Zamparini dell’esistenza di un’indagine a suo carico e del rischio che venisse emessa un’ordinanza di custodia cautelare.

Dopo essere finito sul registro degli indagati, come raccontato da alcuni magistrati, era «stato allontanato da quasi tutti i colleghi». Al punto che alla festa di commiato organizzata recentemente al Palazzo di giustizia se n’era presentato solo uno. A salutarlo, dunque, si erano presentati solo avvocati e amministrativi. Nelle prossime ore verrà deciso se disporre o meno l’autopsia. Nel frattempo, i carabinieri hanno acquisito le immagini dell’impianto di videosorveglianza del palazzo.

 

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