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Iran in rivolta per il caro benzina. Il regime promette «repressione»

Da giorni migliaia di persone contestano nelle grandi città gli aumenti del prezzo del carburante ma gli Ayatollah accusano gli Usa: «è tutta colpa delle sanzioni»
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È già stata chiamata la “rivolta della benzina”, l’ondata di manifestazioni che sta attraversando l’Iran. La miccia è stata accesa dall’aumento del prezzo del carburante ( 50% in più, 15mila rial cioè 11 centesimi di euro per i primi 60 litri ogni mese, e 300% superata questa soglia), una misura che secondo le autorità è stata resa necessaria a causa delle sanzioni Usa volute da Donald Trump.

E’ stato il presidente iraniano Hassan Rouhani, durante una riunione del governo, a giustificare gli aumenti come unica soluzione per alleviare i disagi delle «famiglie a entrate medie e basse che soffrono della situazione creata dalle sanzioni». Posizione sulla quale si è detto d’accordo anche la Guida Suprema Alì Khamenei che ha difeso il governo: «Io non sono un esperto, ma quando tre istituzioni prendono una decisione, io la appoggio».

Secondo la Bbc dall’inizio delle proteste di piazza sono morte almeno 12 persone, si tratta di cifre fornite dalle autorità mentre secondo le testimonianze raccolte tra i manifestanti le vittime sarebbero molte di più: almeno una quarantina. E’ confermato che le forze di sicurezza presidiano i centri nevralgici delle maggiori città ma esiste un’oggettiva difficoltà nel reperire notizie a causa del blocco di internet e dei canali social, uno stop che sarebbe quasi totale.

In ogni caso la situazione rimane tesa come dimostrano le parole del portavoce del governo Ali Rabiei il quale ha descritto il clima come «più tranquillo» rispetto a due giorni fa ma che persistono «alcuni problemi minori», segno che probabilkmente le proteste sono ancora in corso. Ad avvalorare questa ipotesi sia l’estensione del movimento che la sua forza, non state risparmiate banche, e uffici pubblici dati alle fiamme, così come i mercati, ad esempio il Gran Bazar di Teheran.

C’è poi la nota diffusa dai pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione, hanno promesso una «dura risposta» contro i responsabili di eventuali nuovi disordini che possono mettere a repentaglio «la sicurezza della nazione». Il timore di una repressione indiscriminata è stata espressa da diverse cancellerie europee, da Berlino a Parigi sono arrivati inviti al ristabilimento della calma, stessa posizione assunta dalla Turchia.

Per il momento tutta l’attenzione iraniana è incentrata sugli Stati Uniti, il ministero degli Esteri di Teheran ha criticato gli Usa per il sostegno ai rivoltosi. Il portavoce della diplomazia iraniana, Abbas Mousavi, ha usato il sarcasmo: «Simili osservazioni ipocrite non riflettono alcun onesto segnale di simpatia» aggiungendo «ècurioso che si simpatizzi con una popolazione che è sotto le pressioni del terrorismo economico dell’America».

 

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