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Un ufficiale accusa Trump: sul Kievgate omissioni e bugie

Parla il tenente colonnello Alexander Vindman. Il tycoon avrebbe nascosto alcuni contenuti della telefonata con il presidente Zelensky in cui chiedeva di indagare sul rivale Joe Biden
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È esplosa some una vera e propria bomba la testimonianza chiave sul cosiddetto Kievgate che apre la strada all’impeachment del presidente Donald Trump.

Il tenente colonnello Alexander Vindman è stato ascoltato dalla commissione del Congresso e ha scatenato un putiferio. L’uomo è nel Consiglio per la sicurezza nazionale come il più grande esperto di Ucraina, suo Paese natale da cui è scappato con la famiglia quando aveva tre anni ed essa faceva parte dell’Unione Sovietica.

Vindman in questo ruolo ha assistito personalmente alla telefonata di Donald Trump con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. E secondo la sua versione sotto giuramento le trascrizioni di quella telefonata ( che gli uomini di Trump sono pronti a divulgare) sono in realtà inoffensive per il semplice fatto che sono piene di omissioni.

Egli infatti – secondo la ricostruzione del New York Times che cita tre diversi testimoni a conoscenza dell’audizione – avrebbe sentito personalmente le pressioni di Trump sul corrispettivo ucraino perché fosse riaperta l’indagine su Joe Biden ( ex vicepresidente candidato fino a qualche tempo fa favorito alle primarie democratiche per la Casa Bianca) e sul figlio a proposito di una storia di presunta corruzione in Ucraina.

Le omissioni, ha affermato il colonnello Vindman, includevano l’affermazione di Trump secondo cui c’erano registrazioni dell’ex vicepresidente Biden mentre discuteva di corruzione in Ucraina e una menzione esplicita da parte del presidente ucraino della Burisma Holdings, la compagnia energetica dove il figlio di Biden, Hunter, faceva parte del consiglio di amministrazione.

Vindman ha aggiunto di essersi allarmato per l’omissione di parole e frasi cruciali e che i suoi tentativi includerli non è riuscito.

«Non pensai – aveva spiegato in una deposizione scritta pubblicata dal Times – che fosse appropriato chiedere a un governo straniero di indagare un cittadino americano, ed ero preoccupato riguardo le implicazioni legate al sostegno degli Stati Uniti nei confronti dell’Ucraina».

La testimonianza dell’esperto militare è la prima di una persona che abbia assistito direttamente a quella telefonata. L’alto ufficiale ha spiegato di aver deciso di deporre per «senso del dovere» e si autodefinisce un «patriota». Pluridecorato per il suo servizio militare, il tenente colonnello non ha certo il profilo del cospiratore.

Anche i parlamentari repubblicani infatti si sono trovati in difficoltà, in quanto hanno cercato di metterlo sotto pressione ( c’è stato un duro scontro con i democratici che li accusavano di voler far emergere il nome riservato della “talpa” della telefonata) ma hanno voluto ribadire che si tratta appunto di un patriota rispettabile con alle spalle una carriera priva di macchie.

«È decorato con una Purple Heart, credo che sia un errore attaccare la sua credibilità», ha sottolineato John Thune, numero due dei repubblicani al Senato, «solo che la sua ricostruzione dei fatti è sbagliata», hanno aggiunto gli esponenti del Gop che provano a fare muro per proteggere il presidente. Durissimi come sempre invece gli attacchi allo stesso Vindman da parte dei commentatori delle emittenti più conservatrici. Una ulteriore spaccatura per il caso Trump.

 

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