Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Senza flussi controllati la via dei visti uccide come il deserto

Perchè I porti chiusi non bastano: senza regolare e filtrare gli arrivi a monte non si andrà oltre I clandestini o I rimpatri
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

C’erano due fratelli in un villaggio africano, la povertà era grande ed entrambi volevano emigrare in Europa.

Il primo chiese aiuto a tutto il villaggio, la sua famiglia si indebitò, lui spese metà dei soldi per un “passaggio” su un camion e cercò di attraversare il deserto. Per strada gli rubarono il resto, vide gente morire, arrivato in Libia fu spogliato di tutto, pestato, messo mesi a lavorare come uno schiavo poi tentò la traversata dopo mesi di fatiche inumane.

Molti suoi compagni di sventura morirono. Alla fine arrivò in Italia e si ritrovò in un campo di smistamento dove dovette raccontare storie per non essere respinto.

La sua versione dei fatti era falsa nella forma, ma vera nella sostanza: a casa nessuno lo minacciava come ha dovuto raccontare ma lui voleva e doveva scappare dalla miseria e tentare la sua sorte.

Espulso ( ma per finta) e comunque fece ricorso. Espulso di nuovo, nuovo ricorso: da tre anni è in un limbo senza sapere ancora bene cosa gli succederà. E’ disperato e sa che l’unica strada per vivere sembra stare ai margini della delinquenza: lui non vorrebbe infrangere la legge, ma come campare, dove andare, cosa fare a parte qualche lavoro a giornata per pochi euro?

L’altro fratello decise invece di fare un’altra strada e raggiunse la capitale del suo Paese: aveva qualche indirizzo di amici già arrivati in Europa e cominciò a preparare carte, a fare le fila, a chiedere visti: teoricamente avrebbe avuto quasi tutto a posto, aveva buona volontà e un titolo di studio. Al villaggio avrebbero fatto una colletta anche a lui per pagargli una “polizza di assicurazione sanitaria di garanzia” ( infinitamente meno cara di un viaggio da pagare alla mafia), ma dove farla? Era disposto a lavorare sodo pur di farsi una nuova vita e aveva messo da parte anche i soldi per il volo. Gli hanno respinto la domanda ( però “potrà fare ricorso entro 60 giorni al TAR di competenza…”).

Eppure lui sarebbe stato disposto a prepararsi per qualche mese, studiare la lingua, darsi da fare… Ma gli hanno detto di no. A suo cugino dirà di tentare la strada dell’altro fratello perché con il nuovo governo gli arrivi nei porti italiani questo mese sono ormai raddoppiati, i telefonini hanno già comunicato che si è riaperta la “via del deserto” dopo mesi che la gente non rischiava più perché la strada era chiusa. La malavita ha ricominciato a fare affari, i “passeur” pure, la macchina è ripartita. Le ONG esultano perché hanno vinto loro. Meno male, siamo tutti più “buoni”… Quale dei due fratelli ha avuto ragione? Perché l’Italia e l’Europa oltre che discutere di “porti chiusi” non discutono e decidono di investire soldi seriamente per preparare dei flussi controllati “a monte” ? Perché non si filtrano invece le domande alla partenza distribuendo già gli arrivi con voli charter ? Perché si continua a guardare all’ultimo anello della catena e non a liberare – rompendoli e superandoli – gli anelli che ci stanno prima.

 

Ultime News

Articoli Correlati