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I nuovi ministri alla prova del giuramento, tra emozione e sguardi complici

Agitazione, emozione e qualche complicità. Tra i ministri che hanno giurato, chi è alla seconda prova in poco più di un anno, chi dovrà misurarsi con un nuovo compito. Scomposte le file, la prima stretta di mano di Conte è per quello che per un attimo ha rischiato di diventare suo vice, Franceschini
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Nella foto di gruppo non figura. Eppure è lì, seduta a un passo dal palchetto d’onore del Salone delle feste che ospita i volti nuovi del governo Conte2.

Nunzia De Girolamo, moglie del neo ministro degli Affari regionali Francesco Boccia ed ex ministra a sua volta delle Politiche agricole ai tempi di Enrico Letta in quota alfaniana, occupa una poltrona in prima fila nello spazio riservato a parenti e accompagnatori.

Accanto a lei c’è nientepopodimeno che Rocco Casalino, portavoce del presidente del Consiglio e uomo di fiducia di Davide Casaleggio. Parlano fitto e si scambiano qualche sorriso, prendono le misure di questa nuova strana creatura governativa, impensabile fino a pochi giorni fa. Boccia, invece, prova a decifrare le intenzioni dei nuovi alleati confrontandosi con Fabiana Dadone, chiamata a sostituire Giulia Bongiorno alla Funzione pubblica.

Due file dietro De Girolamo c’è Virginia Saba, giornalista e fidanzata del capo politico del Movimento 5 Stelle appena nominato responsabile della Farnesina. Saba, seduta accanto al cognato Giuseppe, osserva fiera Di Maio, sopravvissuto al disastro gialloverde, mentre scambia qualche battuta con Luciana Lamorgese, nuova inquilina del Viminale. Toccherà a lei guidare lo stesso ufficio affidato a Matteo Salvini nel mandato zero dei grillini al governo.

Il capo pentastellato vuole capire di che pasta sia fatta l’ex consigliera di Stato e sfoggia sorrisi di circostanza mentre gli operatori provano a catturare ogni dettaglio. Alla conversazione si unisce Vincenzo Amendola, l’esponente dem scelto come responsabile degli Affari europei, che chiacchiera con la naturalezza di chi non avrebbe mai pensato di giocare dalla stessa parte dei grillini fino a un istante prima.

Alle loro spalle, intanto, il ministro della Salute Roberto Speranza chiacchiera a lungo con il collega a capo dei Beni culturali Dario Franceschini, poi chiama Lamorgese, anche lei lucana, e il confronto si allarga. Niente social, per una volta, compostezza istituzionale, sobrietà.

Soprattutto quando poco dopo le 10 entra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

La cerimonia può avere inizio.

Il primo a spostarsi verso il banchetto sul quale, a turno, tutti si piegheranno per firmare la propria nomina è ovviamente il premier Giuseppe Conte. Recita il giuramento, con le mani lungo i fianchi, ed è al momento della firma, quando tutto diventa vero, che il sorriso di Di Maio, che cerca gli occhi di Virginia in continuazione, si trasforma in un sospiro di sollievo, quasi a voler dire “è fatta”. La parole fine ad una crisi ufficiale solo da un mese, ma che in realtà è stata fuoco sotto la cenere sin dal giorno del primo giuramento, è stata scritta.

Di Maio si gode il momento. Si illumina quando, uno alla volta, vengono chiamati a giurare i ministri pentastellati che ha voluto al suo fianco: sfilano D’Incà, Bonafede, Spadafora, Catalfo, Patuanelli, Fioramonti, Costa, Pisano e Dadone. E quando tocca a lui promettere fedeltà alla Repubblica, per la seconda volta, l’ex vice premier si avvicina al Capo dello Stato con disinvoltura ostentata, accompagnato dagli scatti forsennati dei giornalisti in sala. Tradisce un briciolo di commozione solo il tono non proprio squillante con cui pronuncia la formula di rito. A rassicurarlo ci pensa Giuseppe Conte, che dopo una stretta di mano strizza l’occhio all’ex uomo forte diventato ministro semplice.

Tra i più emozionati, Paola De Micheli, responsabile di Infrastrutture e Trasporti. Sembra agitata, in attesa che venga pronunciato il suo nome. Resta immobile, con le mani giunte a mo’ di preghiera appoggiate sulla punta del naso. Soffia tra un palmo e l’altro per rinfrescare le dita che a breve dovranno impugnare una penna e firmare nell’interesse della nazione.

Ognuno dei ministri ha un ritmo diverso. Lento ed emozionato quello di Paola Pisano, neo ministro per l’Innovazione. Sicuro quello di Boccia, il cui giuramento viene immortalato dall’iPad della moglie. Teresa Bellanova, a capo delle Politiche agricole, si avvicina al Capo dello Stato avvolta in un vestito blu elettrico e pronuncia la formula senza tentennamenti.

Sergio Costa, confermato all’Ambiente, batte i tacchi davanti a Mattarella in segno di saluto e di rispetto, da buon generale di brigata dei Carabinieri. I ministri sfilano uno ad uno, accompagnati dallo sguardo di Conte che, intanto, sorride a tutti e stringe mani. Tocca agli ultimi: Lorenzo Fioramonti ( da viceministro a ministro dell’Istruzione), poi Franceschini, pronto a riproporre la sua riforma museale distrutta dal predecessore Alberto Bonisoli e infine Speranza, l’unico ministro di LeU, l’ultimo a giurare. Poi tutti vicini a Mattarella, per la foto di rito.

Scomposte le file, la prima stretta di mano di Conte è per quello che per un attimo ha rischiato di diventare suo vice, Franceschini, poi per Di Maio e infine per Lamorgese, che trattiene per qualche secondo al suo fianco, prima della foto dei presidenti con le sette ministre. Fino al rompete le righe finale, dopo il quale i ministri allungano le braccia verso i propri cari. Un secondo solo, poi tutti al primo Consiglio dei ministri del Conte 2.

 

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