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Viminale bollente, caccia al pompiere, prefetto o politico che sia

Morcone, Gabrielli o Orlando. Difficile scegliere chi dovrà gestire il problema dei migranti dopo Salvini
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Conosceremo i nomi dei ministri del Conte- 2 già lunedì prossimo, martedì al massimo. Ma intanto, mentre circolano le ipotesi, ci si deve fare una domanda: perché per il Viminale sembrerebbe prevalere l’ipotesi di assegnare quel dicastero non a un politico e nemmeno semplicemente a un tecnico, ma ad un prefetto? Viminale e Difesa non richiedono una guida politica proprio nella misura in cui da essi dipendono gli uomini e le donne in divisa e in armi?

È vero che nel governo tecnico più vicino alla storia recente, quello di Mario Monti, alla guida del Viminale fu messo proprio un prefetto, ma non si può dire che quello di Rosanna Cancellieri sia un precedente felice. E poi, quando si elevano al rango della politica i grand commis d’état, non si rischia sempre quel che accadde portando a capo della diplomazia italiana una feluca di carriera come Giulio Terzi di Sant’Agata?

A parte che forse anche per politica imperizia finì per essere la miccia della caduta del governo Monti, quando era ministro degli Esteri si aprì un ferale scontro col Segretario generale della Farnesina.

per dirla in breve, con un collega che diventa ministro si rischia l’ingovernabilità ministeriale proprio per rivalità molto comuni e troppo umane: quelle tra colleghi, appunto.

Per quel che riguarda il Viminale, si tratta certo del ministero più sensibile a segnare quella “discontinuità” richiamata da tutte le parti contraenti la nuova intesa di governo, e anche dal presidente del Consiglio incaricato. Il perché è lapalissiano: le modalità con le quali Salvini ha interpretato il ruolo di responsabile dell’ordine pubblico hanno visto quel ruolo subire numerose e clamorose forzature, anche a danno di altri dicasteri. In nome della lotta alle ONG, prevaricando ( fino al varo poche settimane fa del cosiddetto “decreto sicurezza”) gli altri dicasteri da cui sarebbero dipese le operazioni di sbarco di naufraghi: Infrastrutture, Difesa e pure Mef ( per via della Guardia di Finanza).

Si comprende così che l’impostazione che porterebbe a preferire un “tecnico” a un politico potrebbe esser quella di evitare – come dire?- ulteriori colpi di testa. Ma a ben ricordare vi sono state precedenti forzature ( certo nulla di paragonabile alla fantasia e al protagonismo anti- istituzionale di Salvini): già il ministro Minniti aveva invaso le competenze degli Esteri stipulando accordi con la Libia, o quelle della Giustizia con il decreto che toglieva la possibilità di ricorsi ai richiedenti asilo. E, ancora prima, era stato il leghista Roberto Maroni a stipulare accordi bilaterali con Paesi esteri per il rimpatrio dei migranti, senza che quegli accordi siano mai passati al vaglio del Parlamento. Sempre in nome della “sicurezza nazionale”.

In più, anche per i superpoteri di cui già gode il Viminale – l’unico al quale risponda la capillare rete delle prefetture italiane, le sue competenze si sono andate via via ampliando partire dal 1999occorrebbe un tanto di cautela in più. E infatti i nomi che Conte proporrà per Interno, Esteri, Giustizia ed Economia sono quelli su cui vigilerà particolarmente Mattarella. Se il prossimo ministro sarà un prefetto – il che sarebbe comunque una forzatura- sarà forse per “raffreddare” gli animi di un ministero scompigliato dal passaggio di Salvini, e non a caso il nome più quotato sembra essere quello di Mario Morcone, che conosce il Viminale per esser stato capogabinetto di Minniti, che fece un passaggio politico candidandosi senza successo sotto l’ala di Franceschini, ma che è stato soprattutto Commissario per l’immigrazione: ha appena rilasciato dichiarazioni sulla necessità di cancellare i due decreti sicurezza della Lega. Mentre striderebbe il salto a ministro di chi è attualmente Capo della Polizia, anche se si tratta dell’universalmente stimatissimo e sincero democratico Franco Gabrielli.

Come politici, non a caso il nome che circola con maggior insistenza è quello di Andrea Orlando: che è già stato Guardasigilli, ed è considerato persona di grande equilibrio. Ma che proprio per questo è candidato naturale a vicepremier, alla Giustizia e ad altri ruoli ancora.

 

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