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Mare Jonio: poca acqua e casi di scabbia per i 34

Alcuni volontari, tra cui il medico ed eurodeputato Pietro Bartolo, sono saliti a bordo per portare rifornimenti e verificare le condizioni dei passeggeri
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Niente acqua corrente e grossi sacchi di rifiuti accumulati sul ponte della nave, tutt’intorno mare grosso e pioggia. Al destino dei 34 migranti ancora a bordo della Mare Jonio ora si sottrae anche l’essenziale. Da ormai due giorni, infatti, un guasto tecnico al dissalatore della nave costringe l’equipaggio ad intaccare le risorse di acqua potabile in bottiglia per destinarle a uso igienico, mentre cresce la preoccupazione per l’emergenza sanitaria: si teme la diffusione di malattie comunitarie, come la scabbia, di cui si segnalano già due casi conclamati.

A lanciare l’allarme è l’organizzazione che guida le operazioni della nave italiana, Mediterranea Saving Humans, salpata di recente dalla Sicilia per riprende la missione umanitaria. In una lettera rivolta alla Guardia Costiera e alle autorità competenti, la Ong chiede lo sbarco immediato per tutti, e denuncia le condizioni di pericolo in cui si sono svolte le operazione di trasbordo dei 64 naufraghi già trasferiti a Lampedusa. Si tratta per la maggior parte di bambini piccoli, donne incinta e malati «vulnerabili», che la Guardia Costiera ha preso in carico giovedì sera su una motovedetta in seguito al via libera del Viminale, che ha invece rifiutato la richiesta della Ong di un riparo dalle condizioni climatiche avverse. Proprio per effetto di un decreto ministeriale, firmato da Salvini, Toninelli e Trenta, la Mare Jonio è ferma dal 28 agosto al limite delle acque territoriali italiane, in attesa di un approdo sicuro per i 98 migranti salvati al largo del Libia. Un centinaio di sopravvissuti strappati a una storia di conflitti, torture e abusi d’ogni genere, come raccontano i ragazzi di Mediterranea attraverso i social network. Nella serata di ieri alcuni volontari, tra cui il medico ed eurodeputato Pietro Bartolo, sono saliti sulla nave per portare rifornimenti e verificare le condizioni delle persone a bordo, mentre si moltiplicano gli appelli all’esecutivo nascente per consentire lo sbarco e porre fine alle emergenze nel Mediterraneo con una soluzione rapida e definitiva.

«Al di là delle considerazioni tecnico giuridiche, il Garante esprime sgomento nel vedere le immagini dello sbarco di bambini in tenera età avvenuto nella notte, ribadendo che mai la libertà delle persone può divenire strumento di pressione politica e riaffermando il valore della centralità della persona», ha spiegato Mauro Palma, Garante delle persone private della libertà, in una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio incaricato.

«Pur considerando la problematicità del momento politico», ha sottolineato il Garante, «sarebbe importante ritrovare intese non solo dirette a garantire la governabilità del Paese, ma anche una rinnovata convergenza su principi e valori che la nostra Carta costituzionale tutela come fondamentali».

 

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