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Salvini isolato punta sul voto e “invoca” il Colle

Il leader leghista spera ancora nel voto. In una conferenza stampa in piazza, il leader della Lega punta ancora al voto anticipato e aggiunge «può succedere ancora tutto», perchè l’accordo tra 5 Stelle e Pd non è ancora chiuso
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Salvini incassa la sconfitta nella battaglia in Aula, ma spera ancora di vincere la guerra. Per farlo, però, abbassa i toni: «C’è il presidente della Repubblica che fortunatamente ha il quadro e la sensibilità per decidere che cosa è bene per gli italiani».

Dismessa la voce grossa da leader col vento in poppa, il Capitano sceglie di puntare il tutto e per tutto su un pressing discreto sull’inquilino del Colle: l’obiettivo è convincere Mattarella che le elezioni sono l’unica soluzione percorribile, anche perchè «Mi sembra in primis che sia il presidente Mattarella a escludere “governini”» ha ragionato Salvini.

Eppure, nonostante il deragliamento, Salvini non accenna a esami di coscienza: «Sono sicuro di non aver sbagliato nulla. Il fallimento è di quelli che fanno accordi contro natura», ha ribadito in un incontro con la stampa nella torrida piazza davanti a Montecitorio.

Una conferenza stampa “on the road” con tutti i parlamentari leghisti, nonostante il caldo torrido dell’estate romana ( «Ora scrivete che sono contro Salvini: ha convocato una conferenza stampa a 45 gradi, invece di farla all’aria condizionata…», ha commentato Giancarlo Giorgetti). Proprio in quella sede ha ribadito che la linea della Lega alle consultazioni sarà di chiedere «elezioni e basta», perchè «prima si vota, prima c’è un Parlamento, meglio sarà per gli italiani».

Poi però, conscio della delicatezza di una situazione che richiede qualche parvenza istituzionale, raddrizza il tiro sulla sua richiesta di pieni poteri: «Ho chiesto pieni poteri nel rispetto della Costituzione», ha chiarito.

La Lega, ora, martella sul fatto che sono stati i grillini e Conte e non volere che il governo continuasse, a forza di no, poi l’attacco è al potenziale governo giallorosso: «Il convincimento è che un esecutivo Pd- M5s sposterebbe l’asse dell’Italia a sinistra, che sarebbe il Pd di Renzi a comandare».

Intanto, però, se davvero il governo dem- 5Stelle è alle porte, il Carroccio è al lavoro per correggere la strategia e tornare partito d’opposizione: l’obiettivo sarà quello di andare alla conquista le regioni dove si voterà, per dimostrare come il Paese sia lontano dal nuovo esecutivo.

Eppure, Salvini ripete che «può succedere ancora tutto», perchè l’accordo tra 5 Stelle e Pd non è ancora chiuso e, in ogni caso «prima o poi bisognerà ricorrere al voto, li aspettiamo al varco. Questo governo se nasce dura pochi mesi».

La domanda, ora, è se la Lega potenzialmente d’opposizione rientri sui binari della coalizione di centrodestra, dove tante volte è stato richiamato dagli ex alleati, in particolare di una parte di Forza Italia. «Andremo divisi alle consultazioni, perchè è agosto 2019», ha detto Salvini ( alcuni forzisti, come Laura Ravetto, avevano chiesto di presentarsi uniti), ma ha aggiunto che «quasi sicuramente chiederemo tutto la stessa cosa, il voto, come ho sentito anche ieri in aula».

Come a dire che proprio da questo misurerà la fiducia ad un progetto futuro di ricompattamento, perchè «Chi va al governo con il Pd, non va al governo con la Lega». Se non ci sono dubbi sulla posizione di Fratelli d’Italia, Forza Italia è il partito con le anime più divise. Silvio Berlusconi – tornato a gestire la partita nel momento di difficoltà – è rientrato a Roma e ieri sera ha tenuto una riunione riservata con i suoi dirigenti in vista delle consultazioni al Quirinale.

E’ stato però il portavoce azzurro dei gruppi di Camera e Senato, Giorgio Mulè, ha indicare i toni maggioritari tra i forzisti: «La direzione Pd annuncia i 5 punti sui quali convergere con i 5Stelle: è un pentacolo diabolico nel segno del peggior trasformismo che si tradurrà per gli italiani in nuove tasse per famiglie e imprese.

L’inconsistenza di una proposta per arraffare poltrone è tutta nella mancanza di priorità: non ci sono. Non solo. Si rinnega quanto sostenuto con vigore dagli stessi esponenti del Partito democratico fino a ieri ad esempio sul fronte delle infrastrutture». A legger bene, non proprio una chiusura netta, ma almeno una presa di distanza esplicita. Oggi, tuttavia, caleranno le carte.

 

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