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Salvini contestato a Soverato: «Vattene, buffone». E lui: «Figli di papà»

L'affondo contro l'ex segretario del Pd Renzi: «Ha già fatto abbastanza danni, ora molli la poltrona»
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Fischi, striscioni, urla e contestazioni. E poi la carica della Polizia, per impedire ai manifestanti di urlare il proprio dissenso, ma anche lo spegnimento momentaneo dell’impianto elettrico, per “zittire” il leader leghista. Il passaggio di Matteo Salvini in Calabria ha un sapore amaro. Perché proprio nella terra che più di tutte sembrava aver dimenticato i vecchi slogan leghisti, consacrandolo senatore, il vicepremier si è imbattuto nell’accoglienza peggiore, ritrovandosi costretto a parlare tra cori ironici e insulti.

 

Diretta 2 contestziioni Salvini a Soverato!

Gepostet von La Sinistra in Calabria am Samstag, 10. August 2019

 

 

Ad accoglierlo anche una piazza gremita di sostenitori, tenuta distante dai molti contestatori da un cordone di Polizia che ha assistito alle contestazioni più o meno tranquillamente fino a quando sul palco non ha fatto capolino il politico. Poi le cariche, per spingere i manifestanti lontano dal palco. La protesta, a suon di cartelli e striscioni che ricordavano anni di insulti della Lega al Sud, è però continuata, con i contestatori a mani in alto, mentre gridavano «razzista» e «fascista» al leader leghista sul palco e alla Polizia.

Numerose, tra i manifestanti, anche le bandiere del M5s. «A queste persone – ha detto Salvini iniziando il proprio intervento sopra un coro di «buffone» – sarebbe servito un po’ di servizio militare o un po’ di volontariato in parrocchia o con gli anziani». E ha tirato fuori il copione di sempre: i contestatori, per il leader leghista, sarebbero «figli di papà viziati», assenti «quando i politici di centro sinistra di questa regione mangiavano i soldi per le strade, i collegamenti e le infrastrutture». «Vengono oggi a manifestare – ha aggiunto – ed è evidente che non hanno mai svolto un lavoro sociale, con gli anziani ad esempio. Menomale che è stata introdotta l’educazione civica così dove non ci sono arrivati i genitori almeno ci arriveranno professori e insegnanti». Sottolineando che «se ai centri sociali rimane solo il casino, vuol dire che abbiamo già vinto».

Ma a rendere più tormentato il comizio c’è stato anche quello che sembrava un guasto momentaneo al sistema di amplificazione dei microfoni, ma che poi si è rivelato un semplice spegnimento. Un gesto, ha chiarito Salvini dal palco, opera di «un cretino che ha danneggiato l’impianto audio ed è stato bloccato e identificato».

«Danneggiare un impianto elettrico non è buona educazione – ha aggiunto – Ma se sono arrivati a danneggiare un impianto vuol dire che la nostra battaglia di civiltà la stiamo vincendo». Dal palco Salvini ha attaccato la politica regionale, virando dunque sul Pd nazionale e sul’ex segretario dem. «Il signor Matteo Renzi che ha già fatto danni al governo non vuole mollare la poltrona – ha affermato – se ci date la forza cambierà mestiere e non andrà più al governo. Mi hanno detto che domani uscirà un’intervista  in cui dice che pur di non andare a votare è disposto a fare un accordo con Grillo e Di Maio. Ognuno è libero di fare ciò che vuole. Penso però che gli italiani abbiano diritto ad avere un governo che faccia ripartire la speranza e la possibilità di lavoro per tutti».

 

Sempre live da Soverato, state con noi!

Gepostet von Matteo Salvini am Samstag, 10. August 2019

 

E non poteva mancare un accenno al leitmotiv della propaganda salviniana, ovvero l’immigrazione e i rom. «Dopo aver bloccato gli sbarchi, aspetto di chiudere un po’ di campi rom e centri sociali qui in Calabria. Contributo alla specie umana zero da campi rom e centri sociali». Sul tema del contrasto alle mafie, invece, «la lotta alla ‘ndrangheta, alla camorra e alla mafia sarà paese per paese. Mi ribello al fatto che la Calabria possa essere presentata nei tg delle televisione tedesche come la patria della ‘ndrangheta. Lavorerò per mettere in galera anche l’ultimo delinquente che rovina questa terra».

Al termine del comizio, mentre Salvini inaugurava il rito dei selfie, alcuni contestatori hanno urlato il nome dell’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano, inneggiando a lui come modello positivo da contrapporre al leader leghista.

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