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Il genio senza fine di Leonardo nei 17 anni milanesi che rivoluzionarono il mondo

Dalla cripta di San Sepolcro, al codice atlantico, al cenacolo rivisitato da Warhol. Nove mesi di mostre, iniziative, visite, convegni per celebrare i 500 anni dalla morte dell’uomo che disegnava e dipingeva capolavori
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Il genio senza fine. In occasione del quinto centenario dalla morte di Leonardo da Vinci, la città di Milano e le principali istituzioni museali della Lombardia, hanno deciso di promuovere un programma denso di iniziative per celebrare la personalità del genio più complesso ed eclettico della storia.

Numerose iniziative

La ricorrenza prevede un palinsesto di iniziative lungo nove mesi, da maggio 2019 a gennaio 2020 e da una ricca serie di importanti appuntamenti di preparazione e approfondimento orientati a dimostrare l’innegabile influenza di Leonardo sugli artisti contemporanei e sottolineare come egli sia stato, e sia tuttora, fonte di ispirazione per artisti emergenti di diversa tradizione culturale.

Un anniversario davvero importante per una città legata a doppio filo alla figura di Leonardo. Egli rimase alla corte di Ludovico il Moro per ben 17 anni, quasi un terzo della sua vita, ed è alla città di Milano che lasciò gli esiti più significativi della sua ricerca nell’ambito dell’ingegneria, della meccanica, dell’idraulica e le opere migliori della sua straordinaria produzione pittorica.

Non è difficile immaginare come l’ambiente fiorentino e la bottega artistica di Andrea Verrocchio, dove giunse dal piccolo borgo di Vinci, in breve tempo cominciarono a stare stretti al giovane Leonardo caratterizzato da una precocità artistica e una curiosità senza pari.

L’influenza di Milano

Fu letteralmente sedotto da Milano, una delle poche città in Europa a superare i centomila abitanti, al centro di una regione popolosa e produttiva, dotata di infrastrutture moderne rispetto ad ogni altra città italiana e dunque congeniale allo sviluppo di novità tecnologiche, cognizioni scientifiche e discipline artistiche da cui era risolutamente attratto.

Leonardo intravide l’enorme potenziale di modernità della città e il suo saper diffondersi oltre le mura senza rimanere concentrata, in modo insano, come le città medievali. Quello milanese fu decisamente il periodo più fecondo di opere compiutamente realizzate e di altre riprese in seguito da parte del genio toscano.

“Omo senza lettere”

Leonardo si autodefiniva, con espressione severa, “omo sanza lettere’, dall’ortografia approssimativa, la tremenda scrittura mancina e la forte impronta vernacolare toscana in una scelta sintattica semplificata e rivolta alla piena sostanza del pensato.

La parola, per il maestro toscano, non contava nulla senza la verità dell’esperienza e nutriva forte biasimo nei confronti del nozionismo letterario degli eruditi dell’epoca che, a suo dire, si facevano vanto di un’arte non propria, creata da altri.

Acuta intelligenza, curioso fervore e instancabile osservazione dei fenomeni naturali lo resero capace di inventare e costruire congegni bellici, progettare opere architettoniche, fondere in bronzo e scolpire, dipingere, decorare, allestire apparati per feste sontuose, eseguire opere di bonifica, realizzare sistemi di irrigazione, suonare la lira, studiare anatomia, spiegare il concetto di attrazione gravitazionale, giustificare scientificamente la presenza di fossili marini in montagna, determinare l’età delle piante dagli anelli concentrici dei tronchi, decidere di diventare vegetariano non per gusto ma per scelta etica, scrivere al contrario secondo il modello di scrittura speculare per rendere indecifrabili i suoi scritti, vestirsi in modo eccentrico in età avanzata, portare barba e capelli lunghi, non convenzionali per i suoi contemporanei e disorientare i posteri, tramite dichiarazioni, lasciti e iniziative ingegnose, nella determinazione del suo orientamento sessuale, ancora oggi incerto ed avvolto nel mistero.

La cripta di San Sepolcro

Uno dei luoghi molto cari a Leonardo è la Cripta di San Sepolcro, la più antica chiesa sotterranea della città, indicata sulla mappa a volo d’uccello, come il vero “mezzo” di Milano, il centro, dove cardo e decumano s’incrociavano.

Un luogo magico e quasi leggendario per la simbologia legata al culto del Santo Sepolcro di Gerusalemme e dunque alla storia delle Crociate. Appassionante è scoprire, proprio dai disegni di Leonardo, che la cripta è rimasta, per più di un millennio di storia, praticamente intatta e inalterata con resti di affreschi ancora visibili e antichissime lastre di marmo appartenenti all’adiacente Foro Romano.

La Pinacoteca Ambrosiana

Presso la Pinacoteca Ambrosiana è conservato il vero tesoro leonardiano, il Codice Atlantico. La più ampia raccolta esistente di scritti, disegni e annotazioni del maestro, in grado di testimoniare interamente la sua carriera, dai giovanili anni fiorentini fino all’ultimo periodo trascorso in Francia al servizio di Francesco I.

Le pagine autografe di Leonardo avevano forme e dimensioni diverse e i fogli più grandi, normalmente utilizzati per fare gli atlanti, ne determinarono prosaicamente il nome.

Ma è nell’arte della pittura che Leonardo rivela il suo grande e geniale valore. Per sua stessa ammissione egli dava spesso ‘ opra forte ad la geometria” ma era “impacientissimo al pennello’ ed è a Milano che vanno ricercate le innumerevoli suggestioni e le eredità immateriali racchiuse nelle sue opere pittoriche più significative.

Geometria geniale

La foresta di alberi che proietta sull’intonaco del soffitto a volta intrecci vegetali, rami e fogliame è l’incantevole elemento decorativo della Sala delle Asse, al primo piano di un torrione del Castello Sforzesco, commissionata in onore delle nozze di Gian Galeazzo Sforza con Isabella d’Aragona e restituita al pubblico dopo sei anni di attento restauro.

E poi gli splendidi ritratti dei Duchi di Milano e dei loro figli, la Dama con l’ermellino o la doppia versione della Vergine delle rocce, fino al progetto di abbellimento del convento e della Chiesa di Santa Maria delle Grazie che generò il Cenacolo, oggetto esclusivo degli studi del maestro per molti anni ed oggi uno dei maggiori vanti della città.

L’affresco, patrimonio dell’Unesco e capolavoro assoluto della storia dell’arte, oltre ad essere l’opera rinascimentale più famosa al mondo, rappresenta il vero apice professionale in cui Leonardo raggiunge la sintesi perfetta tra ricerca estetica ed espressività.

Non è un caso che proprio sul Cenacolo avviene l’aggancio con Andy Warhol il quale, nel 1987, portò a Milano una grande mostra tutta dedicata all’affresco leonardiano, con alcune grandi varianti sul capolavoro. Una di queste varianti è presente a Milano, l’unica rimasta in Italia e attualmente a disposizione dei visitatori all’interno della suggestiva Cripta di San Sepolcro.

Quella milanese fu l’ultima mostra di Warhol che un mese dopo l’inaugurazione si spense a New York. Ciò che unisce Leonardo a Warhol è la straordinaria potenza iconica dei rispettivi lavori. Entrambi sono creatori di icone globali e testimoni di un atteggiamento indipendente da ogni autorità politica, filosofica o religiosa in grado di superare qualsiasi barriera geografica e culturale.

 

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