Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Il non mondo negato degli anziani abbandonati e poveri

Ci sono migliaia di pensionati senza reddito di cittadinanza che non possono permettersi neppure un condizionatore
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Mentre la cronaca quotidiana ha base a Lampedusa nel consueto ring giornaliero del “Salvini contro tutti” c’è un’altra, ben più diffusa emergenza umanitaria italiana di cui – soprattutto in estate – non parla praticamente nessuno.

Sono le centinaia di migliaia gli anziani che in queste settimane di fatto vengono lasciati soli per i mesi di vacanza ( degli altri) e che per loro sono i più tristi di tutti.

Migliaia di pensionati senza reddito di cittadinanza e che non possono permettersi neppure un condizionatore affollano già alla mattina – chi almeno riesce a camminare – gli spazi pubblici dei supermercati perché sono gli unici posti gratuiti con l’aria condizionata e dove almeno si chiacchiera un po’, per proseguire con i tanti che – dopo la partenza dei famigliari o delle badanti part time – si ritrovano soli nelle loro case vuote non potendosi pagare nemmeno un posto al mare in ultima fila o in una camera senza bagno alla Pensione Mariuccia.

Ma il vero dramma che ti stringe il cuore è camminare per i corridoi delle case di riposto e vedere gli “ospiti” lasciati soli nei letti, più o meno accuditi da inservienti quasi tutti stranieri perché gli italiani questo lavoro di assistenza da tempo non lo sopportano più.

Sono i “letti di sollievo” faticosamente approntati dalle ASL che spendono una fortuna per le emergenze in strutture che a volte sono in condizioni disastrose e dove i medici non passano quasi mai ( e tantomeno i carabinieri dei NAS). Edifici spesso vecchi e fatiscenti, ma già location principesche rispetto alle miriadi di piccoli pensioni o appartamenti ammobiliati con pochi letti e dove ufficialmente gli anziani sono posteggiati “in vacanza” dai famigliari in ferie e dove l’assistenza è praticamente nulla.

Soluzioni tampone ma che spesso diventano croniche, dove chi disturba viene sedato, i pannoloni cambiati “una tantum”, il vitto e la pulizia offerta sono davvero approssimati. Di queste emergenze non parla praticamente nessuno e solo per qualche caso limite si finisce in cronaca, ma è una realtà quotidiana ignota soprattutto ai più giovani che ( giustamente) pensano innanzitutto alle loro vacanze e che neppure immaginano o conoscono queste situazioni in una società che da tempo ha abolito i “doveri” e che quindi non li spinge neppure a prendere contatto con questo mondo di dolore che pure – alla fine – arriva quasi per tutti.

Sogno una società che torni ad imporre ai neo- maggiorenni un periodo obbligatorio di servizio alla comunità – in armi o meno, non importa – almeno per rendersi conto di queste umanità nascoste, dare un’ occhiata, capire meglio quanto si sia fortunati avendo almeno la giovinezza e salute, quella che tanti altri non hanno più.

Quanto sarebbe importante avere intorno una informazione adeguata, l’attenzione dei media a questo “non mondo”, come decisiva sarebbe l’azione di volontari a servizio di una comunità che dimentica il passato, sgretola il presente e non si preoccupa di questi aspetti del proprio futuro anche se – impietose- le statistiche ci dicono che le generazioni sempre più anziane sono e saranno di gran lunga le più numerose.

Qualche decennio fa le famiglie, allora nuclei ben più strutturati e con situazioni abitative più condivise, avevano di fatto creato una rete di assistenza interna, un soccorso e un’assistenza divisa tra parenti e cugini in una struttura sociale che nel paese, nella parrocchia, in una fitta rete di contatti e connessioni permetteva un’assistenza continua basata sugli affetti e una maggiore contiguità tra generazioni.

Oggi non solo non sappiamo nulla del nostro vicino di condominio, ma tutto è delegato all’assistenza pubblica che arriva quando e come può, sempre con costi sociali enormi e quasi sempre senza un minimo di contatto umano, condivisione e soprattutto amicizia. Sono concetti che non si possono scrivere nei manuali né valutare nei test eppure sono l’essenza dei valori di una comunità che soprattutto nei mesi estivi è diventata distratta, ma soprattutto estremamente egoista.

 

Ultime News

Articoli Correlati