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Inferno Poggioreale: tre morti in tre giorni

Due suicidi e un decesso in una delle strutture penitenziarie più a rischio. Samuele Ciambriello, il garante per i diritti dei detenuti in Campania: «il sovraffollamento è una specie di pena accessoria e questo non è accettabile per uno stato di diritto»
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Inferno Poggioreale. Tre morti in tre giorni.

Non si placa l’inferno che i detenuti e gli agenti penitenziari devono subire nel cosiddetto “mostro di cemento”, il carcere campano di Poggioreale.

Sono tre appunto i detenuti che hanno perso la vita nel giro di pochissimo tempo e due di loro si sono suicidati.

Suicidio e morte naturale

Il primo decesso risale alle 3 di sabato scorso, suicidato.

Domenica pomeriggio, alle 16, invece, è morto un altro detenuto per cause naturali.

Ieri, infine, morto del 50enne, da un anno in cella per la prima volta. Si è ucciso nel padiglione Firenze.

Il suicida di sabato è Ciro M., aveva 38 anni e muore in una cella del padiglione Napoli. Lo trova impiccato il cognato detenuto nella stessa cella.

Il carcere Poggioreale di Napoli è diviso in sezioni che si chiamano padiglioni e ognuno di loro ha il nome di una città.

E il padiglione Napoli dove si è suicidato l’uomo, è quello più disastrato.

Le dichiarazioni di Ciambrello

Lo ha detto Samuele Ciambriello, il garante per i diritti dei detenuti in Campania.

«Il padiglione Napoli – spiega- è uno dei più vecchi di Poggioreale e qui in 9 anni si sono verificati diversi suicidi. Ci sono fino a 8 detenuti per cella.

Il sovraffollamento è una specie di pena accessoria e questo non è accettabile per uno Stato di diritto».

La denuncia dei sindacati

Ci sono anche i sindacati della Polizia Penitenziaria a denunciare la difficile situazione del carcere napoletano, tra sovraffollamento e mancanza di personale.

«Molti suicidi sono frutto di sconforto e gravi realtà esterne familiari ( tradimenti, difficoltà economiche, perdite di parenti, etc.) che si amplificano con la realtà carceraria, caldo e assembramento di uomini in pochi metri quadrati intensificano la disperazione amplificando il disagio», denunciano Vincenzo Palmieri e Luigi Castaldo dell’Osapp.

Va giù duro Aldo Di Giacomo, il segretario generale del sindacato del corpo di polizia penitenziaria ( Spp): «Pensare di risolvere il problema di Poggioreale con il trasferimento di 200 detenuti ( a seguito della scorsa rivolta, ndr) è una follia, il carcere andrebbe distrutto».

Una bomba sociale

Interviene Severino Nappi, Professore di Diritto del Lavoro e Presidente Associazione Nord Sud.

«Poggioreale diventa sempre più una polveriera, e i detenuti potenziali bombe sociali.

Viviamo un periodo in cui c’è un attacco trasversale ai diritti e se continuerà a mancare la difesa della dignità della persona e nulla si farà in tale direzione, questo sistema imploderà, ammesso che l’implosione non sia già in atto».

Continua sempre il professore Nappi: «Il problema del sovraffollamento, causa principale delle tragedie che si consumano non solo a Poggioreale ma in tutte le carceri del nostro Paese, non si risolve certo con la costruzione di nuovi istituti penitenziari ( già comunque carenti di personale) come sostiene il ministro Bonafede, bensì affrontando il tema alla radice e nella sua complessità».

Sempre il presidente dell’Associazione Nord Sud, sottolinea: «La drammatica, sistematica violazione dei diritti fondamentali delle persone detenute, che non vedono riconosciuto il loro diritto alla salute, che vivono in ambienti fatiscenti e nocivi, che vivono nell’ozio senza possibilità di lavoro e di studio, che vivono una affettività negata, lontani centinaia di chilometri da mogli e figli, soprattutto minori, sono la radiografia di una situazione gravissima che le Corti Internazionali hanno più volte condannato con sentenze contro l’Italia».

Infine conclude: «È urgente partire dalla difesa dei diritti di tutti, così come Costituzione impone. Questo innanzitutto il lavoro da fare».

 

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