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Conte, summit con Merkel e Macron: il negoziato è difficile, serve fair play

Il premier cerca alleati per evitare la procedura di infrazione. Ma avvia: «Non stiamo col cappello in mano»
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Ufficialmente il “vertice” notturno davanti a bicchieri di birra e vino all’hotel Amigo, a Bruxelles, ha sempre lo stesso obiettivo: trovare un accordo sul futuro organigramma dell’Europa per i prossimi cinque anni. Ma l’obiettivo del presidente del Consiglio Giuseppe Conte è soltanto uno, almeno per il momento: evitare la procedura d’infrazione che pende sul governo come una spada di Damocle. Ne è prova che al vertice di giovedì dei leader europei sulle nomine per i top job Conte arriva senza un nome da proporre: «il nostro candidato – spiega è quello che sarà pronto a cambiare le regole».

Una frase che svela le priorità del governo: trovare la chiave normativa per evitare il procedimento per il debito, un’azione che rischia di essere «punitiva», secondo Conte. Ma prima di cambiare le regole, il premier prova comunque ad ottenere un atteggiamento di benevolenza da parte dei colleghi. Dopo averlo incassato da spagnoli e portoghesi, al vertice dei paesi Ue del Mediterraneo di Malta, le altre caselle da occupare sono quelle di Francia e Germania.

E se il presidente francese Emmanuel Macron appare più facile da convincere, anche per via dell’ormai storico superamento dei limiti di deficit da parte della Francia, l’interlocutore più ostico appare la Germania, che dal canto suo deve affrontare il problema del surplus di bilancio, pur senza avere sul collo il fiato della Commissione.

Così, per tutta la giornata di giovedì, il chiodo fisso del premier è quello: ottenere una mano da parte dei suoi omologhi europei per evitare la procedura d’infrazione. E così anche la birra alle due di notte assieme a Macron, alla cancelliera tedesca Angela Merkel e al premier lussemburghese Xavier Bettel sembra avere questo sapore: un tentativo di ottenere appoggio. Ufficialmente chi è al tavolo fa sapere che l’argomento di discussione è sempre lo stesso: le nomine e nulla più, al punto che Merkel, nel corso della conferenza stampa del giorno dopo, giura di non aver parlato della procedura d’infrazione. Ma Conte, al di là dell’ordine del giorno, è lì per questo.

Dopo la lettera con la quale ha spiegato all’Ue che l’Italia non intende sottrarsi ai vincoli, prova a convincere i colleghi che i conti sono migliori di quanto sostenuto dalla Commissione europea: «Riteniamo di avere i conti in ordine, siamo sicuri delle nostre ragioni e non siamo disponibili a inseguire delle stime che non rispondono alla realtà».

La Commissione europea ha operato delle proiezioni, spiega, «noi invece abbiamo un costante monitoraggio, i numeri reali li abbiamo noi. Se mi riunisco con i tecnici del Mef e della Ragioneria ho l’aggiornamento concreto quanto meno fino a giugno, perciò la proiezione nostra è più rispondente alla realtà».

Questi numeri saranno disponibili già mercoledì. Intanto Conte porta in dote un tesoretto di almeno cinque miliardi dei quali due congelati ed inseriti nella legge di bilancio, più i circa tre miliardi risparmiati su reddito di cittadinanza e quota cento – che porterebbero il deficit del 2019 dal 2,5 al 2,1 per cento. Bruxelles, però, vuole una manovra che costi il doppio. Appare dunque chiaro che si tratta di «un negoziato molto difficile e complesso», dice Conte, ma «a me interessa che ci sia un approccio costruttivo di tutte le parti che siedono attorno al tavolo. L’interesse dell’Italia – aggiunge – è l’interesse dell’Europa», ma «non possiamo mettere in campo qui pubblicamente le misure».

Tra le righe si intuisce la necessità di un compromesso politico, che Conte prova ad ottenere passando anche dagli incontri bilaterali informali, il cui tema ufficiale è sempre quello delle nomine. Si lavora «per cercare di trovare una soluzione per quanto riguarda le procedure e per quanto riguarda le nomine dei vertici europei – spiega – Non abbiamo ancora trovato una soluzione ma continueremo a lavorarci, anche al G20 di Osaka e poi formalmente al prossimo Consiglio Ue».

Ma serve anche un armistizio, visti gli screzi tra l’Europa e il governo gialloverde. Un compromesso che passa anche dalla bordata al vicepremier Matteo Salvini e alla flat tax. «La formula a cui dobbiamo mirare è paghiamo meno ma paghiamo tutti. Il mio pensiero è più avanzato e ambizioso di quello di Salvini – sottolinea Conte – ora si tratta di sedersi intorno a un tavolo, aspetto proposte concrete, siamo tutti d’accordo, determinati verso l’obiettivo, lo abbiamo messo a fuoco, si tratta di tradurre i proponimenti in misure concrete».

Il secondo obiettivo, una volta trovati gli alleati, è una discussione sulle regole, che il premier considera controproducenti, «come dimostra il caso della Grecia». Una frase non gradita al commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici: «Lavoriamo per evitare la procedura, ma non lo si fa attraverso commenti sulle regole», spiega.

La situazione è molto difficile e il presidente del Consiglio, il cui volto appare segnato dall’aver fatto le ore piccole, non ne fa mistero, «Ma farò ogni sforzo, fino all’ultimo». C’è preoccupazione, ma ciò non significa che l’Italia starà «Con il cappello in mano». Un’ulteriore manovra correttiva per andare incontro a Bruxelles «sarebbe una richiesta ingiusta e inaccettabile». E, dunque, tocca confidare nel «fair play» della Commissione Ue uscente, sperando in «un semestre bianco» che tolga potere negoziale agli attuali membri sulla procedura, trattandosi di «una cosa straordinaria» e non ordinaria.

 

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