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L’Ecofin incalza Tria. Di Maio: responsabili ma non siamo fessi

E intanto l'ex ministro Savona rilancia: «In Europa troppi pregiudizi sull'Italia». E poi: un debito al 200% non sarebbe per forza di cose un problema
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Tria racconta di aver concordato con il commissario europeo agli Affari Economici e Finanziari, Pierre Moscovici, il percorso per chiarire la posizione italiana: «Partiamo nel nostro dialogo: gli anticiperò quelli che saranno i nostri programmi per quest’anno e per l’anno prossimo, che sono già conosciuti e lui mi dirà che cosa si aspettano da noi e apriamo il negoziato. L’unico problema, poiché siamo a metà anno e non ci sono documenti ufficiali, nuovi da far uscire, è vedere come dimostrare quello che stiamo facendo».

«Azioni concrete significa far vedere perché noi diciamo che possiamo arrivare ad un abbassamento del deficit previsto nel Def dello 0,2», cioè 0,2 punti percentuali in meno rispetto al 2,4% nel 2019 scritto nel Documento di Economia e Finanza pubblicato in aprile, quindi intorno al 2,2%. «Dovremo dargli le cifre e da dove vengono», conclude Tria. E stronca di nuovo i mini bot: cattiva idea. In realtà il ministro dell’Economia vuole giocarsela con il tesoretto che ha a disposizione: il miliardo avanzato dal reddito di cittadinanza e i 5 miliardi ricavati dall’avvio della fattura elettronica. Soldi freschi che potrebbero servire a fare ka riforma fiscale e iniziare ad alleggerire le tasse, senza esagerare con la flat tax.

«Andiamo d’amore e d’accordo», dice Salvini di Di Maio, per esorcizzare la politica delle docce scozzesi che va avanti dalla campagna elettorale. I rischi sono tutti lì, alla luce del sole. E il vicepremier grillino ci gira intorno: «Sarebbe un errore decidere di andare a elezioni anticipate in base a quello che dice l’Europa, ma non si va a elezioni anticipate solo se si fanno le cose concrete. Non voglio restare al governo a vivacchiare o a litigare ma per fare determinate cose». «Dobbiamo affrontare questa procedura di infrazione per tutelare i conti dell’Italia, ma anche per abbassare le tasse. Noi saremo responsabili ma non fessi, sia ben chiaro, perché se qualcuno pensa di voler tagliare i servizi, le pensioni le risorse per le scuole e le università troverà un muro in cemento armato nel governo. Quindi responsabilità ma anche lealtà nei confronti degli italiani».

C’è chi vola molto più in alto di Tria. Ed è Savona, presidente della Consob: «Se la fiducia nel Paese è solida e la base di risparmio sufficiente, livelli di indebitamento nell’ordine del 200% rispetto al Pil non contrastano con gli obiettivi economici e sociali perseguiti dalla politica». A Bruxelles avranno avuto un mancamento. Savona dice che servono 20 miliardi di investimenti per risollevarsi dalla crescita zero. Di Maio nota: «Ovviamente lo spettro della procedura d’infrazione deve essere al più presto superato. L’Ue ha messo sotto la lente d’ingrandimento il nostro debito pubblico che di certo non è stato accumulato da questo governo. Tuttavia, è bene ribadire sempre che siamo impegnati per far calare il debito pubblico e rafforzare la crescita. Alla Commissione europea il premier Conte e il ministro dell’Economia Tria porteranno proprio misure inerenti a questi due aspetti, che sono e saranno centrali nell’azione di governo. È ovvio, non ci sarà alcun tipo di taglio che danneggia i cittadini italiani, al contrario si colpirà l’evasione e lo spreco di denaro pubblico».

«Nel terzo trimestre i posti di lavoro sono aumentati di 25 mila unità. Entro fine anno saranno 140 mila e passiamo dal 10,6 di disoccupazione al 10,2 per cento. Non mi esalta, ma rispetto ai profeti di sventura possiamo dire che il decreto Dignità e gli altri interventi come gli sgravi alle imprese stanno producendo posti di lavoro e ne ne dovremo creare molti di più».

Chiude un Salvini prima polemico, poi moderato: noi doniamo a Bruxelles 6 miliardi l’anno, quindi è corretto chiedere il giusto, ma non il salasso. Bruxelles ha detto no alla flat tax in deficit, però sicuramente «un forte taglio delle tasse, non per tutti ma per tanti, sarà al centro della prossima manovra economica. Se a Bruxelles sono contenti sono contento, se non sono contenti l’importante è che siano contenti gli italiani».

E’ la linea Tria. Il forzista Brunetta mostra lo scetticismo più graffiante: «L’isolamento di Tria in Lussemburgo aggiunge – è l’emblema dell’isolamento internazionale italiano. Senza l’appoggio dei mercati e delle agenzie di rating l’Italia è all’angolo. Preghiamo solo che il ministro Tria e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, sparito dai radar, riescano a convincere gli alleati della maggioranza che non ci sono ormai più margini di trattativa».

 

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