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Caiazza: «Chi sarà aggredito in casa ora rischia di più»

Legittima difesa, il presidente dell'Unione camere penali: «la vittima di un’aggressione non sarà più al sicuro anzi rischia di più, come fosse una corsa a chi spara per primo»
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«Basta propaganda sul diritto penale: dire che solo oggi sia legittimo difendersi dai ladri in casa è una truffa». Per Gian Domenico Caiazza, presidente dell’Unione camere penali, la nuova riforma sulla legittima difesa non aggiunge nulla a quella del 2006. E sulla castrazione chimica avverte: «è inutile ed attenua la pena, non la inasprisce» .

Perché criticate la norma sulla legittima difesa?

Non è che i penalisti abbiano qualcosa da eccepire sul tema della legittima difesa: è uno degli argomenti cruciali del nostro lavoro. Ma il rafforzamento giusto e doveroso è già intervenuto nel 2006, perché si riteneva che andasse chiarito il rapporto di proporzione tra la minaccia e la reazione. È ragionevole che se qualcuno mi entra in casa io abbia una reazione, ma il concetto di domicilio è molto vasto. Per questo il legislatore è intervenuto 13 anni fa, dando per scontato che dovesse poi essere il giudice, nella concretezza della fattispecie, a dire se c’è o meno la proporzione. Tant’è che non ci sono casi giudiziari che dimostrino l’irrazionalità della norma che è stata modificata.

Cosa cambia per la durata delle indagini?

Non c’entra niente con la formulazione della norma. Bisogna smetterla di parlare del diritto penale in modo propagandistico e in modo populista per acquisire consensi, dicendo cose che non hanno senso tecnicamente. Immaginare che ora chi reagisce non debba essere indagato, sospettato e rimanere per mesi o anni sotto indagine è una truffa ai danni della pubblica opinione.

E come si può risolvere?

Intanto il tema della durata innaturale della indagini e dei processi è una cosa che riguarda tutti i reati ed è quello su cui abbiamo anche lavorato al famoso tavolo con il ministro della Giustizia. Ma è tutto un altro discorso. Perché ci occupiamo solo dell’accusato di omicidio domiciliare, indagato per anni e poi prosciolto, e non per chi è accusato di un altro reato? È un impazzimento della discussione. Il Capo dello Stato, con quella lettera, ha chiarito che non deve venire in mente a nessuno che possa essere introdotto un automatismo. Il turbamento lo devo ricostruire dai fatti.

Il caso del ladro 16enne ferito a Monterotondo come si inquadra in questa discussione?

Non cambia nulla: lo sparatore in ogni caso sarebbe stato indagato. Il pm ha sentito la versione solo di chi ha reagito, adesso sentirà il ragazzo: per forza deve ricostruire il fatto. Ora, che lo faccia in 20 giorni o in 20 mesi dipende dal carico di lavoro che ha, dalle priorità che ritiene di dare all’ufficio. Sono elementi che non hanno niente a che fare con il nuovo testo.

Cosa criticate, dunque?

La propaganda. Ho sentito dire: finalmente c’è la legittima difesa in Italia e i rapinatori hanno più paura. Io penso sia il contrario: adesso dovrà avere più paura la vittima di un’aggressione, perché chi vive di reati in modo professionistico tutt’al più spara un attimo prima, invece di limitarsi a minacciarmi. Ora le Procure dovranno anche interrogarsi sul senso e il significato della lettera del garante della Costituzione, magari sollevando anche questioni di costituzionalità.

Cosa ne pensate della castrazione chimica?

È un’idea barbarica e anche inutile. Solo in casi estremi la violenza carnale è assimilabile ad una patologia. Qui parliamo di un problema culturale, non chimico e questa è una risposta errata. Per di più è volontaria, quindi concepita come un modo per attenuare la pena.

Probabilmente bisogna solo pensare all’esecuzione di una pena che è già severa. Dall’altra parte si invoca un inasprimento, ma per lo stupro le pene sono già durissime. Non si parla più del merito delle cose, ogni volta si sente il dovere di dover dare un segnale. Ma allora devono mettersi d’accordo: o queste persone devono marcire in carcere o devono essere curate come malati. Sono due cose che non stanno insieme tra di loro.

 

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