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Brescia (M5s): «l’avvocato in Costituzione aumenterà diritti e garanzie»

Il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera del M5s affronta i nodi più caldi dell’attualità politica
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Dal taglio del numero dei parlamentari ( «mezzo miliardo di euro di risparmi a legislatura» ) alle politiche immigratorie di Matteo Salvini che hanno prodotto «soluzioni finte da dare più alla stampa che ai cittadini». Dall’autonomia che è «una riforma costituzionale mascherata e va affrontata dal Parlamento» all’avvocato in Costituzione, «un provvedimento a garanzia e tutela dei cittadini». Il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera del M5s, Giuseppe Brescia, affronta i nodi più caldi dell’attualità politica con la consueta franchezza, e senza risparmiare strali al Carroccio in materia di sicurezza.

Presidente, la legge per tagliare il numero di deputati e senatori è stata contestata dalle opposizioni, in primo luogo perché non garantirebbe risparmi significativi. È così?

La riforma sarà in aula lunedì 29 e spero sarà approvata prima delle europee. A ogni elezione i partiti hanno sempre promesso il taglio dei parlamentari, ma nessuno ha mantenuto l’impegno. Noi vogliamo andare fino in fondo. Ne va della credibilità delle istituzioni e in ballo ci sono non solo un risparmio di quasi mezzo miliardo di euro a legislatura, ma anche un forte miglioramento dei processi decisionali. Se in Parlamento non ci sarà un sì ampio, saranno gli italiani a decidere con il referendum. Senza quorum.

La riforma è stata osteggiata in commissione dalle opposizioni che l’hanno accusata di aver dichiarato inammissibili alcuni emendamenti che uniformavano i criteri anagrafici per votare alla Camera e al Senato. Come mai li ha respinti?

Il tema dell’età di eletti ed elettori è chiaramente slegato dal numero dei parlamentari. Emendamenti simili erano stati già dichiarati inammissibili al Senato dove la discussione è stata molto più rapida e tranquilla con una decina di emendamenti presentati. Sul tema comunque non ci sono chiusure da parte della maggioranza. Anzi proprio ieri ho consegnato ai rappresentanti di tutti i gruppi una prima bozza di lavoro per arrivare a una proposta di legge firmata da tutti i partiti. Condividiamo l’esigenza di abbassare i requisiti anagrafici dell’elettorato attivo e passivo e con il consenso trasversale potremo arrivare a una modifica rapida per dare così più spazio e potere ai giovani.

L’altro punto in discussione è che a legge elettorale invariata, i collegi elettorali crescerebbero di dimensione per compensare il taglio dei seggi. C’è il rischio di rendere più labile il rapporto tra eletti ed elettori come dicono le opposizioni? O c’è l’intenzione di appaiare la riforma a una nuova legge elettorale?

Non credo che ci saranno altre riforme elettorali, né penso che il taglio del numero dei parlamentari comporti un taglio alla democrazia. Sicuramente aumenteranno le responsabilità per i rappresentati, ma è un bene e credo anche che cambierà in meglio il rapporto con l’esecutivo.

Pochi giorni fa il vostro capogruppo Patuanelli ha annunciato di aver presentato il ddl che introduce l’avvocato in costituzione sostenuto anche dal ministro Bonafede. A che punto è l’iter e quando pensate di portare a casa la legge?

La proposta è stata presentata al Senato e sarà assegnata presto. Si tratta di un chiaro segnale per riconoscere il ruolo di garanzia degli avvocati a difesa dei diritti e delle tutele dei cittadini. Riconosciamo ruolo e professionalità con uno specifico riferimento all’art. 111 della Costituzione.

A proposito di Costituzione, ha sollevato la rivolta dello Stato maggiore della difesa, della Marina e della Guardia costiera, la perentoria circolare di Salvini che impone ai vertici militari di far rispettare la chiusura delle acque territoriali. Che ne pensa?

C’è un problema che ha attanagliato la vecchia politica: il risoluzionismo, il tentativo affannoso di voler dare soluzioni senza prima capire i problemi con un approccio globale. Al di là dell’oggettivo calo degli sbarchi, successo di tutto il governo, credo che dal Viminale negli ultimi mesi siano arrivate soluzioni finte da dare più alla stampa che ai cittadini. All’inizio c’erano le circolari, oggi le direttive. Tutto non condiviso, come invece è stata la strategia coordinata nei primi mesi di governo per far sentire la nostra voce in Europa. Credo che l’approccio più corretto sia quello della ministra Trenta. Chi governa le istituzioni ai massimi vertici politici deve rispettare le persone che lavorano per le istituzioni sempre a prescindere da chi le governa, non calpestarle.

Come giudica da presidente della commissione Affari costituzionali quella che in molti giudicano un’ingerenza senza precedenti? In secondo luogo, possibile chiudere ai porti anche ai profughi in fuga dalla Libia in guerra, come sostiene il ministro degli Interni?

La situazione in Libia è in evoluzione e spero non precipiti semplicemente per un motivo: l’impianto del decreto immigrazione in vigore da ottobre regge con un numero degli arrivi basso e con un aumento dei rimpatri, ancora ridotti. Altrimenti è il collasso. Uscirei poi dalla logica porti aperti- porti chiusi. Abbiamo sempre detto che i porti dell’Italia sono porti dell’Europa. Serve quindi una soluzione europea, non fare i forti con i deboli. Credo che i corridoi umanitari europei per accogliere chi scappa dalla Libia possano essere una prima risposta da dare insieme agli altri Paesi dell’Unione. Non possiamo seguire la strategia perdente degli alleati di Salvini in Europa.

Altro forte motivo di attrito con la Lega riguarda l’autonomia del Nord che i vostri alleati pretendono di portare a casa con una semplice ratifica del Parlamento, nonostante l’impianto del cosiddetto “Spacca Italia” rischi di produrre quelli che in molti definiscono una “secessione dei ricchi”.

Ho sostenuto sin dall’inizio la necessità di un ruolo centrale del Parlamento di fronte a una riforma costituzionale mascherata. Non ho pregiudizi sulle richieste di autonomia, ma serve una discussione aperta spiegando ai cittadini la portata del cambiamento proposto. I dubbi su questo tema attraversano tutti i partiti, chi più chi meno pubblicamente. Molto probabilmente ci sarebbero stati meno allarmismi se le regioni avessero adottato un approccio selettivo sulle competenze richieste e non avessero tentato un pericoloso all- in.

 

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