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Torino, Said doveva essere in carcere il giorno dell’omicidio di Stefano

L'uomo era libero per un cortocircuito giudiziario
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Said Mechaquat, il 27enne reo confesso dell’assassinio di Stefano Leo, avrebbe dovuto trovarsi in carcere, per una condanna definitiva stabilita dalla quinta sezione penale del Tribunale di Torino il 20 giugno 2016. Ma un corto circuito tra procura e tribunale ha fatto sì che l’uomo rimanesse in libertà.

A raccontarlo in esclusiva è La Stampa in edicola ieri. La condanna era diventata definitiva a metà del 2018: Said avrebbe dovuto scontare un anno e sei mesi per maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate. All’uomo non era stata concessa la condizionale, dunque avrebbe dovuto scontare la pena in carcere. Said aveva dei precedenti, tra questi una rapina, resistenza e lesioni. Nel 2014 l’ex compagna l’aveva denunciato per maltrattamenti.

Ma qualcosa è andato storto: la Procura di Torino non ha infatti mai ricevuto la comunicazione dalla Corte d’Appello di quanto avvenuto e la sentenza non è mai stata eseguita. Un problema che, forse, dipenderebbe dalla carenza di personale amministrativo. Pochi mesi dopo, il 23 febbraio scorso, Said ha ucciso Stefano Leo ai Murazzi.

Secondo la sua versione dei fatti, avrebbe ucciso perché la vittima «era felice». Un movente che però non ha convinto gli investigatori che non hanno ancora escluso la possibilità che Said abbia compiuto l’omicidio per uno scambio di persona, che l’obiettivo reale fosse l’attuale compagno della sua ex.

 

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