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Simone, il 15enne che fa il leader Pd

Simone ha difeso i rom dall’assalto guidato da Casapound. È l’ultimo eroe metropolitano dei progressisti. Prima di lui la signora napoletana che disse: «tu non sei razzista, tu si strunz...». Il video del ragazzino romano che spiega che nessuno deve essere lasciato indietro è diventato virale nel giro di pochissime ore
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«A me sto fatto che bisogna andà sempre contro la minoranza non me sta bene. Nessuno deve essere lasciato dietro: né italiani, né i Rom, né gli africani». Parole sante. Se però le senti pronunciare da un politico nel talk show quotidiano puoi anche combattere ma hai perso in partenza: lo sbadiglio esonda. Tutto giusto, per carità, ma esangue e stanco: una preghierina che già sai verrà ascoltata solo da chi quelle cose già le pensa da solo. Senza contare il dubbio che la passione civica sia inquinata da una dose più o meno massiccia di ipocrisia, dettata dalle esigenze della propaganda più che dall’ansia di giustizia.

Ma se le stesse frasi già ascoltate un milione e passa di volte spuntano in un video rubato per strada, in bocca a un ragazzino con l’acconciatura a scodella che fa stile anche nelle famigerate ‘ aree del degrado’, uno che gesticola come un opinionista di grido non riuscirebbe neppure dopo un corso accelerato perché quel modo di muovere le mani lo impari solo dall’hip- hop, con un accento romano che non somiglia nemmeno un po’ alla sguaiataggine leziosa a cui ormai non si rinuncia neppure nei ricevimenti al Colle, be’, l’effetto cambia. Per una frazione di secondo al militante e al semplice elettore di sinistra sembra uno squarcio nella plumbea cappa che lo sovrasta a tempo pieno da chi si ricorda più quando.

Succede in questi giorni con il video virale del ragazzo di Torre Maura che fronteggia il fascista di turno. E’ lo stesso respiro a pieni polmoni per cui parecchi hanno ringraziato pochi mesi fa la verace signora napoletana che sulla circumvesuviana commentava la diatriba di uno sgangherato nazista in preda a furori razziali con esaustiva sintesi: «Tu non sei razzista. Tu sì ‘ nu strunz». Definitivo. Ma ancora prima, ai tempi del travagliatissimo sbarco della “Diciotti”, quello che senza santa piattaforma Rousseau sarebbe costato caro al ministro degli Interni, c’era stato Ivano da Rocca di Papa, con quel video che solo a volerlo gli sarebbe bastato per strappare l’elezione ovunque: «Dopo essese fatti la navigata, la sosta e mo’ pure 10 ore de pullman, quando arivano qua se devono gode’ pure sta rottura de cojoni dei fascisti». Gli applausi mediatici si contarono a bizzeffe. Come diventare un mito in meno di un minuto.

Cercasi leader disperatamente? Ma no. In questo, in fondo, non ci sarebbe nulla di inquietante. Una ricerca del genere non sarebbe affatto strana né tantomeno disdicevole per una parte politica che vanta da un lato milioni di elettori e dall’altro una pattuglia di dirigenti credibili per contare la quale anche una sola mano sarebbe in eccesso. Qui però l’ispirazione è altra: «Cercasi popolo disperatamente». L’anatema scagliato un centinaio di volte al giorno, sibilando spesso a sproposito l’insulto ‘ populisti’, è in realtà un’arma a doppio taglio. Addita chi riempie i forzieri del consenso titillando i bassi istinti della massa e dispensando a piene mani promesse che non si possono mantenere. Però rivela anche un cruccio, è solcato da una malcelata scia di pura invidia: verso chi col popolo riesce comunque a comunicare e dal popolo è riconosciuto almeno come possibile rappresentante.

Il brivido che suscitano quei siparietti rimbalzanti da un social all’altro non è dovuto alla pregnanza delle argomentazioni né al coraggio di sfidare qualche prepotente in peraltro lisa camicia nera. A provocarlo è l’accento. E’ il romanesco greve di Ivano o la calata da quartieri spagnoli della guerriera della circumvesuviana. L’autorevolezza del giovanotto che a Torre maura sfida un fascista, peraltro rispettoso, discende dal suo essere davvero nato e cresciuto in quelle strade, in mezzo a quel disagio.

Non c’è solo la giustificata brama per la massa di voti che dal popolo potrebbe arrivare. E’ qualcosa di più mesto, la nostalgia, e di più perturbante, lo smarrimento di un’area che dal legame col popolo è nata e senza quel legame stenta a trovare una ragione d’esistere. Ma è anche un barlume di speranza: finché c’è Ivano, in fondo, non tutto è perduto. Bisogna solo imparare a comunicare di nuovo con quelli come lui. Ricominciando dalle aste e dai quaderni a quadretti.

 

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