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Pistola taser, il Garante: proseguire ma con cautela

Le raccomandazioni nella relazione al Parlamento. Preoccupazioni per l’estensione dell’arma anche alle polizie locali, perché «si rischia di aprire la strada a un utilizzo molto esteso e capillare»
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«Proseguire, ma con cautela», è la raccomandazione in merito all’utilizzo del Taser espressa nella lunga e dettagliata relazione al Parlamento redatta dal collegio del Garante nazionale dei detenuti composto dal presidente Mauro Palma e le componenti Emilia Rossi e Daniela de Robert. Nella precedente Relazione al Parlamento, l’introduzione del Taser in Italia era stata messa in forma dubitativa.

L’interrogativo non riguardava soltanto l’effettiva introduzione del Taser tra gli strumenti a disposizione delle Forze di polizia a seguito di un periodo di sperimentazione, ma soprattutto i dubbi che il suo utilizzo sollevava in termini di rischi di abuso «derivanti proprio dalla sua pretesa non letalità».

Si legge nella nuova relazione che negli ultimi mesi, 30 pistole elettriche sono entrate a far parte della dotazione dei reparti della polizia ( 14 distribuite in 7 città) e Carabinieri ( 16 in 6 città). Nel 2018 ci sono stati 31 interventi, 24 dei quali risolti solo estraendo l’arma, senza usarla. Il Garante nazionale, nella relazione osserva che è certamente necessario attendere del tempo per valutare in termini documentati le conseguenze dell’introduzione del Taser nella dotazione ordinaria di strumenti in uso alle Forze di polizia: conseguenze sul piano sanitario, su quello della tutela dell’ordine, su quello delle costruzioni culturali attorno all’uso legittimo della forza e, quindi, sull’impiego effettivamente a detrimento del ricorso alle armi letali.

Tuttavia, il Garante nazionale riconosce che si è fin qui proceduto con scrupolosità e cautela nell’introdurre questa innovazione, attraverso un’analisi tecnico giuridica del possibile impiego, l’adozione di linee guida e manuali tecnico- operativi, un periodo di formazione e successiva sperimentazione e, infine, il monitoraggio del suo utilizzo. Tutto ciò, accanto al numero relativamente basso di Taser forniti, ha finora contribuito «a favorire una sua introduzione non traumatica». Il Garante riconosce quindi una cautela e scrupolosità nell’introduzione di questa arma, ma nello stesso tempo ha espresso preoccupazione per la possibile estensione dell’arma anche alle polizie locali, perché «si rischia di aprire la strada a un utilizzo molto esteso e capillare sul territorio che richiederà da parte delle istituzioni locali e nazionali, compreso il Garante, un attento monitoraggio che prevenga qualsiasi tipo di abuso». Dal punto di vista della utilità dell’introduzione del Taser, solo se il suo impiego farà diminuire il ricorso alle armi da fuoco e al contempo garantirà la sicurezza di tutti gli attori coinvolti, si potrà dire che la sperimentazione avrà avuto esito positivo.

 

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