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Due ragazzi al centro della Terra, sognando Jules Verne…

Al Teatro Argentina di Roma, l'adattamento di "Sussurri ei biribissi" di Collodi nipote
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AParigi, a rue Lagrange, c’era, forse c’è ancora, una libreria consacrata alle opere di Jules Verne. Non era l’unica nel Quartiere Latino a permettere il libero sfogo della “vernemania” degli appassionati, con collezioni cartonate e scintillanti delle edizioni Hetzel. Paolo Lorenzini, noto per ovvie ragioni familiari anche come Collodi Nipote, già nel 1902 si è divertito a canzonare questi “cervellini col baco”, inseguitori delle fantasie di Jules Verne.

Lo ha fatto scrivendo il suo miglior romanzo, Sussi e Biribissi, «per guarire la zucca a tanti ragazzi che se l’eran guastata leggendo le scemate di certi scrittori di avventura». Diverte ma poco importa, oggi, questa diatriba con Verne, certo è che l’allestimento per bambini dell’opera di Lorenzini al Teatro Argentina di Roma è una delizia.

Sussi e Biribissi sono due amici, compagni di classe e di giochi. Sussi è basso e grasso, Biribissi è smilzo e svelto. Affascinati dai libri di Verne decidono di partire per raggiungere il centro della terra. I due ragazzi sono accompagnati dal saggio gatto Buricchio – simile a un Grillo Parlante ma più bonario –, nel viaggio si perdono: Biribissi finisce dentro la cantina di un convento e ingrassa fino a diventare robusto come Sussi, che nel frattempo “si è dimagrato” a causa delle disavventure lontano dall’amico. I ragazzi si ritrovano, scappano dal convento, provano a tornare a casa, ma finiscono in un manicomio e vivono altre peripezie, prima di trovare la loro strada, in senso proprio e metaforico.

A Natale, con l’offerta di teatro per ragazzi le sale delle nostre città si trasformano, perché i bambini non sono spettatori o critici ammaestrati, la loro è una fruizione sincera, empatica, e per questo, se necessario, spietata. Gli spettacoli per bambini vanno giudicati quasi esclusivamente guardando in platea e, da questo punto di vista, la regia di Giacomo Bisordi prodotta dal Teatro di Roma è ammaliante.

Gli occhi dei ragazzi sono tutti per i tre attori, Anna Chiara Colombo, Paolo Minnielli e Duilio Paciello, che con grande freschezza fanno vivere la storia, incorniciata dalla voce narrante di Carlo Valli.

Sotto lo sguardo di molti genitori divertiti, tra attori e giovani spettatori si stabilisce un patto, simile a una membrana di magia: stare alle convenzioni e al gioco del teatro con la massima serietà. L’incredibile accade: quei bambini, così “virtuali” nel nostro immaginario, si incantano di fronte a un’attrice che tiene in mano un pupazzo e lo fa parlare senza dissimulare la sua presenza. Quest’onestà scenica, nell’era degli effetti digitali estremi è ripagata con una partecipazione totale. Agli occhi dei bambini le sintetiche scene di Alessandra Solimene, strumenti del gioco degli attori, sono il trampolino per la loro immaginazione: due secchi neri della spazzatura tagliati alla base e uniti diventano le condotte fognarie della città, una portafinestra diventa una casa, una lavagna un’aula scolastica.

Quando poi Anna Chiara Colombo ferma la storia e scende in platea con il gatto Buricchio, per chiedere ai bambini a che punto sia arrivata la vicenda, la reazione è sbalorditiva.

Selve di mani alzate chiedono di intervenire, e le risposte sono pertinenti, argomentate, sorprendenti. Il processo di sintesi e di fantasia, di accettazione di un sistema simbolico a cui il teatro porta la giovane platea, è ancor più significativo delle tematiche affrontate dal testo, che vorrebbe trasmettere ai bambini l’importanza della moderazione e della concretezza nella ricerca della gloria, la lealtà nell’amicizia, il rispetto dei patti. In questa “storia di un viaggio al centro della terra” torna insistente, e fa riflettere, il tema della morte. Perché le fiabe servono anche a favorire le elaborazioni, a familiarizzare con la paura, con la caducità e la perdita. “Sussi e Biribissi”, e in generale il buon teatro per ragazzi, ha il potere di attivare un processo virtuoso nelle menti dei bambini che lo guardano. I molti accompagnatori adulti sembrano gradire e ritrovare, tra l’allegria dei più giovani, lo spirito migliore del Natale e una parte di sé.

 

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