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«Via le toghe di sinistra», Poi Morrone si corregge

La gaffe del sottosegretario alla Giustizia. Bonafede ha preso le distanze dal suo vice
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Via le correnti dalla magistratura. Anzi, via solo quelle di sinistra. È questo, in estrema sintesi, l’auspicio che il sottosegretario leghista alla Giustizia, Jacopo Morrone, ha “confidato” a circa 300 magistrati ordinari, riuniti a palazzo dei Marescialli per una due giorni di formazione. Il seminario è a porte chiuse e Morrone pensa che forse questo sia sufficiente a esprimere opinioni in libertà. Ma i testimoni scandalizzati sono troppi e dopo poco le parole del sottosegretario diventano di dominio pubblico. «Sapete il movimento cui appartengo, la Lega, mi auguro che in magistratura siano sempre meno presenti le correnti», esordisce il vice del Guadasigilli Alfonso Bonafede. Poi l’esponente del partito che negli ultimi giorni ha ingaggiato una lotta con le toghe per i conti sequestrati circoscrive il bersaglio: «Mi auguro in particolare che si liberi di quelle di sinistra». Per la magistratura italiana, chiamata a rinnovare tra domenica e lunedì la componente togata del Csm, le dichiarazioni del sottosegretario equivalgono a una sorta di dichiarazione di guerra. A turno rispondono al “fuoco” tutte le correnti, l’Anm e il Csm, che col vicepresidente Giovanni Legnini fa sapere di aver «già informato il ministro della Giustizia con una nota sollecitandolo a prendere posizione su quanto accaduto». Perché le opinioni di Morrone «non possono essere né condivise né accettate. La libertà di associazione è riconosciuta dalla Costituzione a tutti i cittadini e ovviamente anche ai magistrati». Un conto è denunciare la deriva correntizia della magistratura, un conto è attaccare l’associazionismo in sé, con l’aggravante di concentrare le critiche «verso questa o quella corrente», dice Legnini.

Il Guardasigilli, chiamato direttamente in causa, risponderà solo in serata, prendendo le distanze dal suo vice. «Prendo atto che il sottosegretario Jacopo Morrone ha già chiarito che quello di stamattina era un giudizio politico espresso in un luogo in cui non dovrebbero entrare le opinioni personali», dice il Bonafede. «Ritengo l’associazionismo dei magistrati una buona cosa, se non porta alle storture del correntismo. Tutti gli operatori del mondo della Giustizia hanno ormai ben compreso l’imparzialità del mio operato e del governo. Quanto avvenuto stamattina non deve compromettere il dialogo che il ministero ha già avviato e che abbiamo tutta l’intenzione di portare avanti con determinazione». Per la maggioranza di governo è l’ennesima occasione di imbarazzo che nel giro di pochi giorni mette a dura prova la coesistenza di due forze abbastanza distanti su molti temi. Il Movimento 5 Stelle, nato in piazza in epoca berlusconiana mandando a quel paese le leggi ad personam, digerisce con difficoltà gli attacchi alla magistratura. E forse proprio per evitare di innervosire l’alleato, il sottosegretario poco dopo corregge il tiro. «In magistratura non ci sono correnti migliori di altre», precisa Morrone, che però rivendica con determinazione «la posizione politica» di fondo, «la Lega ha sempre criticato le correnti in magistratura perché portano a storture», spiega, rispondendo in qualche modo alle recriminazioni di Legnini. «Non era mia intenzione sostituirmi al ministro di cui stimo e rispetto la posizione. Così come rispetto la stragrande maggioranza della magistratura che porta avanti la propria missione con abnegazione e imparzialità». Ma l’Anm non ha alcuna intenzione di lasciar correre e definisce quelle del sottosegretario leghista sono «dichiarazioni gravi e inaccettabili sia perché rese in una sede istituzionale e in un contesto di formazione di giovani magistrati, la cui reazione è stata di sconcerto, sia perché provenienti da un rappresentante del governo invitato all’incontro nella sua veste istituzionale». Eugenio Albamonte, ex capo del sindacato togato, nonché esponente della corrente di sinistra Area, è convinto che i bersaglio del Carroccio non sia «la sola componente progressista della magistratura ma l’intera categoria». Al coro degli indignati, nel corso della giornata, si uniscono tutte le correnti, comprese quelle di centrodestra, Magistratura indipendente e Autonomia& Indipendenza. La moderata Unicost si augura che il dialogo tra Anm e Ministero «possa proficuamente proseguire senza essere pregiudicato da dichiarazioni superficiali, evidentemente determinate da una scarsa conoscenza della storia dell’associazionismo giudiziario». E contro le affermazioni di Morrone si schiera anche l’Unione camere penali, secondo cui «la presa di posizione del sottosegretario alla Giustizia appare non cogliere il valore della diversità delle idee, in materia di giustizia, ed è piuttosto tesa ad eliminare una parte della magistratura ritenuta scomoda e avversa», si legge in una nota. «L’intervento del sottosegretario si pone nel segno di una visione autoritaria della giustizia, e sembra plasticamente rappresentare il pensiero di questo governo», dicono senza giri di parole i penalisti.

Sul fronte politico è solo il Pd, con David Ermini, ad alzare la voce e chiedere le dimissioni del sottosegretario, gli altri evitano di commentare. Il Movimento tira un sospiro di sollievo, un’altra giornata di polemiche è alle spalle.

 

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