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Faraone: «Io, piddino, mi chiedo: è civiltà lasciar morire in carcere Dell’Utri?»

Il deputato del Pd, Davide Faraone, ha visitato Marcello Dell'Utri recluso a Rebibbia nonostante la grave malattia
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Da un lato un esponente del Pd, dall’altro Marcello Dell’Utri. Uno di fronte all’altro. Carcere di Rebibbia, l’altro ieri mattina. È la prima volta che accade. Finora quasi esclusivamente erano andati a trovare l’ex senatore azzurro esponenti di Forza Italia e del centrodestra. Il già sottosegretario dem dei governi Renzi e Gentiloni, ora senatore, Davide Faraone è uno dei quarantenni di punta molto vicini all’ex premier ed ex segretario del Pd Matteo Renzi.

Senatore Faraone, perché questa visita a Dell’Utri?

A Dell’Utri e a tutti i detenuti.

Il senso della visita organizzata dalla delegazione radicale ( guidata da Maria Antonietta Farina Coscioni ndr) è stato quello di riaccendere i riflettori sulla condizione di chi sta in carcere.

Certamen-te Marcello Dell’Utri fa più notizia di tutti, ma noi abbiamo verificato una condizione complessiva dei detenuti davvero incredibile, tra l’altro si tratta in molti casi anche di persone che potrebbero scontare la pena in situazioni diverse. Per dire, ne ho visto uno sulla sedia a rotelle e non ho riscontrato abbattimento delle barriere architettoniche. Disabili, gente con il parkinson, che non sa come farsi la doccia… Bisogna fare una riforma complessiva, davvero.

Che impressione le ha fatto Dell’Utri? Con lei, proprio poco dopo le elezioni amministrative, ha scherzato chiedendole: “Ma il Pd c’è ancora? ”.

La cosa che mi ha impressionato è stata trovare una persona completamente diversa da come uno se la sarebbe immaginata. Uno insomma si sarebbe aspettato una persona che enfatizzava le condizioni, molto gravi, della sua malattia, un uomo depresso, tendente a far passare il messaggio che lì dentro sta morendo. Invece, io ho visto l’esatto contrario.

E cioè?

Ho visto una persona che sta studiando per laurearsi ancora. E che ha suscitato in me un lieve sorriso, cosa che in quel luogo è un privilegio, non solo quando mi ha ironicamente chiesto se il Pd ci fosse ancora. Mi ha detto che prima andavano più spesso parlamentari del suo partito ai quali però a un certo punto ha chiesto di venire meno frequentemente. Perché gli parlavano di problemi e gli facevano perdere tempo per i suoi studi. La mia visita l’ha molto gradita perché vengo da una cultura politica completamente diversa dalla sua.

Cosa pensa del caso Dell’Utri?

Non spetta a me entrare nella vicenda giudiziaria. Ma credo che di fronte a una persona che sta molto male ( tumore alla prostata, gravi problemi cardiovascolari ndr), che ha già scontato quattro anni come Dell’Utri, ci si debba chiedere se sia giusto che continui a restare in carcere invece che agli arresti domicialiari. Problema che naturalmente riguarda tutti gli altri detenuti nelle sue condizioni, giudicate dai medici incompatibili con il regime carcerario.

A lei che viene dai Ds che impressione ha fatto incontrare il cofondatore di Forza Italia?

Ma io non sono andato lì a fare un congresso. Sono andato a occuparmi di questioni che attengono alla civiltà di un Paese. Dietro a un fatto noto come quello di Dell’Utri ci sono tanti fatti ignoti.

Cambiamo tema. Che deve fare il Pd per uscire dalla crisi?

Dobbiamo tornare ad essere una forza politica con una forte identità. In questo momento non lo siamo più. Avevamo preso oltre il 40 per cento alle elezioni europee perché avevamo una leadership e parole d’ordine chiare. Quando invece abbiamo incominciato a non riconoscere le leadership abbiamo perso. Mentre la Lega e i Cinque Stelle hanno vinto perché hanno leadership forti e parole d’ordine chiare, anche se per noi non condivisibili. Nel Pd invece oggi non c’è chiarezza né di leadership né di linea politica. Serve questo, anche a costo di decisioni dure. Dobbiamo dare una carta di identità credibile al partito.

Veramente una leadership forte c’era: quella di Renzi. Eppure in questi giorni sembra che si continui a dargli addosso come se lui fosse una sorta di capro espiatorio, il colpevole sempre e comunque di tutto. È così?

C’è questo atteggiamento semplicistico. Credo che, al di là delle sconfitte successive al referendum, dopo quel 40 per cento delle europee sia partita un’ azione di logoramento. E tutta al nostro interno. E questo penso sia stato un errore. Si rassegnino tutti quelli che pensano che Renzi è un marziano venuto nella nostra “ditta” che nessuno deve toccare. Renzi è sicuramente ancora oggi una leadership forte che esprime un’idea chiara. Non possiamo né vogliamo smarrirla né al congresso che si farà né comunque nei contenitori che si formeranno nel futuro politico.

 

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