Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Nuovo stadio della Roma: 9 arresti per corruzione, nei guai capogruppo 5S

Le accuse vanno dall'associazione a delinquere, traffico di influenze, fatture per operazioni inesistenti e illecito finanziamento ai partiti
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Una «corruzione sistemica», un ordinario ricorso a condotte illecite che costituiscono una strategia indispensabile per la realizzazione di qualsiasi progetto. Ruota tutto questo attorno alla realizzazione del nuovo stadio della Roma, finito al centro dell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo, che ha colpito la holding capeggiata da Luca Parnasi, l’imprenditore arrestato ieri con l’indagine “Rinascimento”. Le accuse riguardano reati contro la Pubblica amministrazione nell’ambito delle procedure connesse alla realizzazione della struttura, un investimento da almeno un miliardo in mano alla società Eurnova, facente capo a Parnasi, e che ora rischia lo stop. Insieme a lui sono finiti in carcere cinque suoi collaboratori, mentre ai domiciliari ci sono Luca Lanzalone, attuale presidente di Acea, indagato in veste di consulente di fatto della giunta cinquestelle per la costruzione del nuovo stadio, il vicepresidente del Consiglio regionale Adriano Palozzi, in quota Forza Italia e l’assessore alle Politiche del territorio e alla mobilità della Regione, Michele Civita ( Pd). Indagati anche il capogruppo del M5s in Campidoglio, Paolo Ferrara, il capogruppo di Forza Italia ed ex presidente del municipio X, Davide Bordoni, e Mauro Vaglio, presidente dell’ordine degli avvocati di Roma e candidato ( non eletto) al Senato per il M5S alle scorse politiche. Secondo la procura, la fattibilità dei progetti imprenditoriali sarebbe sempre stata valutata alla luce delle relazioni con soggetti pubblici e mai, invece, in base all’iter normativamente previsto. Le accuse vanno dall’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di condotte corruttive, traffico di influenze, fatture per operazioni inesistenti e illecito finanziamento ai partiti. E rappresentano, secondo il gip Maria Paola Tomaselli, «strumenti indispensabili per la realizzazione degli interessi del gruppo imprenditoriale». Il gruppo reclutava dei “mediatori”, incaricati di avvicinare illecitamente funzionari ed esponenti politici legati alle attività amministrative connesse alla realizzazione dello stadio, da ricompensare con soldi o altri favori. Un «super rapporto» con il Comune di Roma che, finito lo stadio, spiegava Parnasi a Luca Caporilli, bisognava «capitalizzare» nella direzione di altri progetti.

La genesi dell’inchiesta.

Tutto nasce da un approfondimento dei rapporti tra l’imprenditore Sergio Scarpellini e diversi politici e funzionari pubblici, emersi da una diversa indagine. Da lì si è arrivati alla costruzione dello stadio, un grumo di corruzione che riguarda 16 indagati, nel quale, ha chiarito Ielo, la società As Roma non c’entra nulla. «Da un lato abbiamo il vecchio volto delle tangenti – ha spiegato -, con soldi contanti che girano, dall’altro abbiamo il volto nuovo, che è costituito dalle assunzioni o dalle consulenze». Un quadro a tinte fosche, che mette in primo piano l’azione di Parnasi, che investe fortemente nella politica, in maniera lecita e illecita. In questa attività un ruolo di primo piano è stato assunto dai vertici del gruppo Parnasi, per il quale il metodo corruttivo era «un significativo asset d’impresa», riducendo «a brandelli» il principio d’imparzialità dell’azione amministrativa.

Lo stadio.

L’inchiesta riguarda il progetto modificato e approdato poi in conferenza dei servizi con l’abbattimento delle cubature rispetto al progetto iniziale. Lanzalone, tra gennaio e febbraio del 2017, si occupò di una mediazione con la Eurnova, che acquistò i terreni dell’ippodromo di Tor di Valle dalla società Sais. Una mediazione che portò al taglio delle cubature, con la soppressione delle due torri, del prolungamento della Metro B e del ponte sul Tevere. Per superare la proposta di vincolo sull’Ippodromo, Parnasi si rivolse all’avvocato Claudio Santini, già capo segreteria del Mibact, che per circa 53mila euro sfruttò le relazioni con il direttore della Sovrintendenza speciale archeologia, belle arti e paesaggio di Roma, Francesco Prosperetti, l’unico titolato a pronunciarsi. L’avvocato organizzò un incontro tra Prosperetti e il gruppo Parnasi, in seguito al quale l’architetto Paolo Desideri – amico del sovrintendente e datore di lavoro della figlia – venne incaricato della redazione di un progetto per superare la questione del vincolo, con il ricollocamento della tribuna. Desideri era dunque un tecnico appetibile, per «la possibilità di saggiare anticipatamente il gradimento del pubblico ufficiale». E alla fine, Prosperetti chiese l’archiviazione della proposta di vincolo.

Il rapporto con le istituzioni.

Per Parnasi investire nella politica era una vera e propria abitudine. «Spenderò qualche soldo sulle elezioni che poi con Gianluca vedremo come vanno girati ufficialmente, coi partiti politici – diceva ai suoi collaboratori – ed è un investimento che io devo fare, molto moderato rispetto a quanto facevo in passato quando ho speso cifre che manco te le racconto, però la sostanza è che la mia forza è quella che alzo il telefono e… ». Un’abitudine consolidata nel tempo, dunque, per affermare la propria forza come interlocutore, una «scelta criminale» accettata da suoi collaboratori. Operavano con una mentalità che definivano «anni 80 o italiana», perché Parnasi «è abituato solo a questo metodo». Così, tramite una sua società, avrebbe versato 250 mila euro all’associazione Più Voci, legata alla Lega. «Questa è un’associazione – spiegava – che ha valorizzato non solo la Lega ma ha valorizzato Stefano Parisi, tutto il centrodestra diciamo». E voleva raggiungere i giusti agganci nel M5s, con il quale «in questo momento abbiamo una forte credibilità». Quindi, documenta l’indagine, si spese in un’attività «di promozione in favore del candidato alla Regione Roberta Lombardi».

Il ruolo di Lanzalone.

Non sono pienamente quantificabili, invece, i favori ricevuti da Lanzalone, vicino al M5s, premiato per lo più con lucrosi e inutili incarichi al suo studio legale, come ad esempio la promessa di un incarico per l’assistenza legale stragiudiziale in merito ai rapporti con il Comune di Marino. Di sicuro, afferma Ielo, ci sono almeno 100mila euro. Favori che riceveva in cambio di informazioni sullo stato delle pratiche e partecipando alla delibera di conferma della dichiarazione di pubblico interesse ed all’intero iter procedurale relativo al nuovo stadio.

Gli altri indagati.

Civita è sospettato di essersi messo a disposizione di Parnasi, fornendo informazioni sull’andamento del procedimento per l’approvazione del progetto dello stadio e con interventi per l’approvazione del progetto stesso, in cambio della promessa di assunzione di suo figlio in una delle società del gruppo. Palozzi, invece, secondo il pm avrebbe chiesto fatture per giustificare spese in nero per 25mila euro, ricambiando con informazioni sullo stato delle pratiche amministrative delle procedure autorizzatorie del progetto dello stadio. C’è poi Daniele Leoni, funzionario del dipartimento urbanistica, chiamato a partecipare, in rappresentanza del Comune di Roma, alla conferenza dei servizi per l’approvazione del progetto. Da parte sua l’imprenditore avrebbe ricevuto un atteggiamento di favore, in cambio di 1500 euro intestati alla fondazione “Fiorentino Sullo”. Paolo Ferrara, presidente del gruppo consiliare M5s al Comune di Roma, avrebbe invece votato favorevolmente per la conferma della dichiarazione di pubblico interesse del progetto per il nuovo stadio, in cambio, da parte di Parnasi, della realizzazione di un progetto di restyling del lungomare di Ostia, che Ferrara spacciava per proprio. E Giampaolo Gola, assessore allo sport del X municipio di Roma, sfruttando le relazioni con Ferrara, si sarebbe fatto promettere un incarico lavorativo alla Roma, al Coni o in subordine alla società Ampersand di Parnasi. Ma Parnasi avrebbe finanziato anche la campagna elettorale di Vaglio, la cui candidatura al Senato con il M5s sarebbe stata supportata con 15mila euro poi, secondo l’accusa, giustificati con una fattura per operazione inesistenti a Eurnova. «Desidero ribadire a tutti i colleghi di aver sempre operato nella massima correttezza – commenta Vaglio – e che questo non potrà che emergere dalle indagini attualmente in corso».

 

Ultime News

Articoli Correlati