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La Lady Macbeth che fece paura a Stalin

In un articolo non firmato il dittatore russo attaccò la partitura, definita "caos non musica"
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di Giuseppe Pennisi

Critici musicali si diventa o si nasce? Normalmente si pensa che il percorso per diventare un critico musicale sia lungo e comporti anni in Conservatorio, nonché studi a una scuola di giornalismo per poter fare il ‘ critico militante’ per un quotidiano e per periodici. Stalin ci nacque e con un articolo di fondo non firmato ( ma riconosciuto come di suo pugno) il 28 gennaio 1936 mise al bando quello che si pensava fosse ‘ il musicista di corte’ del regime, Dmitri Šostakovic, la cui opera La lady Macbeth del distretto di Mensk stava trionfando al maggior teatro di Mosca, il Bolshoi. Un lavoro che, secondo le intenzioni dell’autore, avrebbe dovuto essere il primo di una tetralogia sul coraggio della ‘ nuova donna sovietica’.

L’ira di Stalin — si badi bene — non cadeva sulla vicenda, né sul libretto quanto mai esplicito ( per il teatro in musica degli anni trenta); vicenda e libretto anzi potevano venire assunti come critica alle degenerazioni borghesi che l’uomo nuovo del comunismo avrebbe curato. Inoltre, dal racconto su cui si basava l’opera era già stato un dramma teatrale con non avuto censure. L’ira era con la partitura, chiamata ‘ caos non musica’. Scrittura difficile, che richiede un grande organico ed è intrisa del linguaggio del Novecento allora più moderno; la musica accentua il sesso e il sangue con la ferocia degli ottoni ( chiamati a sottolineare gli amplessi) e l’arditezza delle soluzioni timbriche. Utilizza richiami a canti e cori popolari nonché alla ‘ musica futurista’ russa che aveva cultori in quegli anni prima di essere schiacciata dalla stalinismo. Richiede un enorme organico orchestrale, diciotto solisti in venti ruoli, un grande coro e frequenti cambiamenti di scene. Richiede soprattutto una direzione incalzante, veloce, a volte ruvida ma pronta al tempo stesso a scivolare in afflati lirici negli intermezzi. Si ricorda un’esecuzione bellissima di Myung- Whun Chung per l’Opéra di Parigi ed una esemplare ( anche grazie alla regia di Lev Dodin) di Semyon Bichkov al Maggio Musicale Fiorentino. Il lavoro sarà in scena al San Carlo dal 15 aprile in una coproduzione con il Teatro dell’Opera di Amsterdam, la direzione musicale di Juraj Valcuha, la rega di Martin Kusej, le scene di Martin Zehetgruber, i costumi di Heide Kastler e Natalia Kreslina, Dmitry Ulianov, Ludovit Ludha Ladislav Elgr nei ruoli principali.

La stroncatura condizionò la vita e la produzione successiva di Šostakovic. Gran parte dei lavori sulla vita tormentata di Šostakovic, apprezzato nel resto del mondo ma considerato con diffidenza in Patria ( nonostante lo stesso contributo personale che diede durante la seconda guerra mondiale) si basano sul libro Testimonianza. Le Memorie di Dmitri Šostakovic pubblicate da Solomon Volkov nel 1979 ( ossia a quattro anni circa dalla morte del compositore), memorie scritte in seguito a lunghe interviste. Anche se Volkov non ha esibito i nastri in cui le interviste sarebbero state registrate le conversazioni, nessuno degli stretti familiari di Šostakovic ne ha mai smentito i contenuti. E’ difficile dire quanto nel libro di Volkov ci sia di forzato. Il ritratto che emerge è quello di un fiero antistalinista, costretto dalle circostanze della vita e dalla ferocia del tiranno ( che aveva mandato di fronte al plotone di esecuzione alcuni dei suoi migliori amici) a vivere una doppia esistenza dal 1936 ( anno in cui venne bandita La lady Macbeth del distretto di Mensk):

conformista in apparenza ( e in tal modo anche con importanti riconoscimenti ed incarichi ufficiali) ma antistalinista in fondo al cuore e con il timore di essere, in qualsiasi momento, scoperto. Tuttavia, sempre profondamente patriota, come mostra la sua settima sinfonia Leningrado composta ( e diffusa in Gran Bretagna e negli Stati Uniti) durante il lungo assedio nazista della città.

Il volume di Volkov ha avuto diffusione limitata in Italia. Il film tratto da Tony Palmer nel 1988 dal libro di Volkov, con Ben Kingsley come protagonista, ha avuto numerosi premi internazionali ma in Italia si è potuto vedere soltanto sul canale ‘ classica’ di Sky in lingua originale con sottotitoli; non ha trovato un distributore che lo circolasse nelle sale anche in quanto politici di rango avrebbero, all’epoca, fatto sapere che non gradivano la diffusione di un film che metteva in cattiva luce l’Unione Sovietica dalla rivoluzione del 1917 al 1975.

Un nuovo volume uscito nel 2013 per i tipi di Zecchini Editore Šostakovic Continuità della Musica, Responsabilità nella Tirannide di Piero Rattalino ( pp 280, € 25), è stato inteso come un saggio ‘ revisionista’, rispetto alle analisi di Volkov. Il libro di Rattalino è una biografia musicale ( non storico- politica) del compositore. È un lavoro attento, rivolto non solo al pubblico del mondo della musica; è scritto con eleganza e pone le opere di Šostakovic nel contesto dell’evoluzione musicale di settanta anni del Novecento. Riconosce come, dopo il bando di La lady Macbeth del distretto di Mens, il giovane compositore ( uno dei più corteggiati dalle belle donne dell’intellighentsia di Leningrado ( il nome dato a San Pietroburgo dopo la rivoluzione sovietica), anche a ragione della sua arguzia ( oltre che della sua avvenenza), era diventato timido e timoroso ( tanto da mettere anche la sua firma a una lettera di censura al suo amico Sacharov) ma trova come elemento di fondo della vita del compositore “la continuità di musica legata alla tradizione e l’assunzione di responsabilità personali, pur nei lacci della tirannide”. Essenzialmente, si differenzia solo in parte da un’analisi dalla personalità di Šostakovic quale tratteggiata da Volkov.

Occorre, però chiedersi, se, dopo avere composto due opere indubbiamente rivoluzionarie ( Il Naso prima di La lady Macbeth) sotto l’aspetto della sintassi musicale, gran parte della produzione di Šostakovic ( soprattutto le sinfonie, meno la cameristica e le musiche da film) siano rimaste così tradizionali ( e lontane da altri fermenti del Novecento) proprio in quanto sentitosi nel mirino di un regime che non accettava l’innovazione. E che invidiava il successo altrui ( Molotov, in palco con Stalin alla prima moscovita di La lady Macbeth) si piccava di essere musicista ed era cugino di Skjabrin, a cui il successo sarebbe arriso molto più tardi.

 

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