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Lucca, penalisti in sciopero: «Basta atti d’indagine passati alla stampa»

La Camera Penale di Lucca ha proclamato cinque giorni di astensione dalle udienze, dal 9 al 13 aprile, in segno di protesta dopo la pubblicazione sui quotidiani locali e nazionali degli atti di indagine della cosiddetta inchiesta “doping”
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Il Coordinamento delle Camere Penali toscane è a fianco della Camera Penale di Lucca, che ha proclamato cinque giorni di astensione dalle udienze, dal 9 al 13 aprile, in segno di protesta dopo la pubblicazione sui quotidiani locali e nazionali degli atti di indagine della cosiddetta inchiesta “doping”, «affinché gli uffici competenti adottino tutte le misure necessarie per la tutela e il rispetto dei principi regolatori del processo penale». Audio di intercettazioni e altri atti coperti da segreto hanno infatti riempito le pagine della stampa, offrendo ai lettori ampi stralci di documenti che avrebbero dovuto rimanere riservati. Non solo, addirittura era stata data diffusione della notizia di arresti e perquisizioni in atto, prima ancora della conferenza stampa e persino prima ancora che gli interessati ne venissero informati. L’inchiesta, condotta dalla Squadra mobile della que- stura di Lucca e dalla Polizia di Stato e nata dalla morte sospetta di un ciclista ventunenne, è ancora in corso e riguarda l’ipotesi di una sistema di doping sistematico e diffuso ai danni di ragazzi molto giovani, da parte di direttori sportivi, presidenti dei team e genitori, anche con la connivenza degli stessi atleti. Eppure, nonostante la delicatezza delle indagini, sui media sono immediatamente circolate informazioni riservate, in spregio a qualsiasi rigore: oltre ad arresti e perquisizioni annunciati ancora prima di essere eseguiti, sono stati pubblicati atti coperti dal segreto istruttorio che nemmeno erano ancora stati depositati nel fascicolo delle misure cautelari a carico degli indagati. Non solo, è stato dato anche particolare risalto alla notizia di una perquisizione avvenuta nello studio di un avvocato, non interessato da alcuna misura cautelare.

Alla luce di questi fatti, il Coordinamento delle Camere Penali ha ribadito in una delibera firmata dalla coordinatrice Laura Antonelli come «la libertà di stampa e il diritto all’informazione debbono essere temperati, in una società democratica, nel pieno rispetto di diritti di eguale rango costituzionale, quali la presunzione di non colpevolezza, il diritto di difesa, il diritto a un giusto processo e, più in generale, dal rispetto dei diritti della persona». La Camera Penale di Lucca, infatti, aveva denunciato in due delibere come la trattazione sui quotidiani della vicenda integrava le ipotesi di arbitraria pubblicazione di atti in un procedimento penale e violava il divieto di pubblicazione degli atti coperti da segreto, scrivendo come «si assista ad una spettacolarizzazione della giustizia, che integra una pratica tanto diffusa quanto illecita; il circo mediatico a cui siamo oramai tristemente avvezzi comporta una violazione della privacy e della dignità delle persone, non colpevoli fino a una sentenza irrevocabile di condanna e si fonda su pratiche contrarie alle norme».

Il Coordinamento toscano ha ribadito quindi la «necessità di contrastare il deprecabile uso della pubblicazione indiscriminata degli atti di indagine e la conseguente spettacolarizzazione delle inchieste, che non soltanto lede i diritti degli indagati ma nuoce alla stessa giurisdizione e ai principi di equità, imparzialità e terzietà che devono caratterizzare l’amministrazione della giustizia». La decisione degli avvocati lucchesi di astenersi dalle udienze, dunque, acuisce lo scontro con la Procura, che non ha in alcun modo commentato la presa di posizione dei legali.

 

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