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“Non è mafioso”: Caridi scarcerato dopo 20 mesi di galera

L'ex senatore è libero per mancanza di indizi
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L’ex senatore Antonio Caridi, dopo 20 mesi in cella, è di nuovo un uomo libero. Lo ha deciso ieri il tribunale del Riesame di Reggio Calabria, che ha annullato la custodia cautelare riqualificando l’accusa di associazione mafiosa in concorso esterno. La vicenda era tornata al tribunale della libertà dopo due annullamenti da parte della Cassazione, che aveva censurato le motivazioni con le quali era stato confermato il carcere per il politico, coinvolto nell’inchiesta “Mammasantissima”, poi unificata assieme ad altri procedimenti nel maxi processo “Gotha”, per il quale è stato rinviato a giudizio. Per Caridi il Senato aveva votato l’arresto ad agosto 2016, con 154 senatori favorevoli, 110 contrari e 12 astenuti. Un voto preceduto da ampie polemiche e scontri, nonché dalla dichiarazione d’innocenza dello stesso Caridi, che aveva condensato su due pagine il proprio pensiero. «Io sono e mi dichiaro innocente e sono sicuro che questo mi verrà riconosciuto in sede giudiziaria», aveva affermato poco prima di lasciare l’aula alla volta di Rebibbia.

Non aveva convinto dunque i suoi colleghi, persuasi invece dalla tesi della Dda di Reggio Calabria, secondo cui il senatore in quota Gal sarebbe stato al servizio della cosiddetta cupola grigia, una struttura riservata e invisibile – al cui vertice ci sarebbero l’ex deputato Paolo Romeo, l’ex sottosegretario regionale Alberto Sarra, l’avvocato Giorgio De Stefano ( condannato a 20 anni in abbreviato) e il funzionario Francesco Chirico ( che è stato assolto) -, capace di interloquire «drammaticamente» con la ‘ ndrangheta, «per consentire l’attuazione del programma criminoso anche negli ambiti strategici della politica, dell’economia e delle istituzioni».

Caridi, dunque, sarebbe stato «soggetto strumentale rispetto alle finalità» della cupola, che ne avrebbe sfruttato la carriera politica sin dal 1997, quando si candidò comunali di Reggio Calabria, potendo contare sul sostegno del clan De Stefano per almeno 13 anni. E, una volta eletto, avrebbe operato «in modo stabile, continuativo e consapevole» a favore del gruppo criminale, facendo confluire ingenti risorse pubbliche su imprenditori “amici”. Ma tali accuse sono state ridimensionate ieri dal Riesame, che ha ritenuto insussistente l’ipotesi dell’appartenenza alla cupola, facendo venire meno le esigenze cautelari. La discussione era iniziata il 20 marzo ed è terminata ieri, dopo l’analisi di migliaia di pagine di atti prodotti dalla Procura. «È stata un’udienza lunghissima, approfondita – ha spiegato al Dubbio l’avvocato Valerio Spigarelli, suo difensore insieme al collega Carlo Morace -, che ha avuto come esito la restituzione della libertà a chi non doveva evidentemente esserne privato. Su tutto il resto interloquiremo nelle dovute sedi, ma l’ipotesi per cui è stato arrestato, in questo momento, non trova conferma. Siamo soddisfatti – ha aggiunto -. Questo processo si doveva svolgere senza la carcerazione di Caridi. Ci riserviamo ogni ulteriore commento a quando leggeremo la motivazione, annunciando che anche per ciò che residua faremo comunque ricorso per Cassazione. La cosa fondamentale per noi è che ora sia libero».

La Cassazione nei mesi scorsi aveva chiesto al Riesame di ricostruire le questioni di «gravità indiziaria», «la condotta in concreto» di Caridi, la sua rilevanza penale e la corretta qualificazione giuridica, anche in termini di esigenze cautelari. Diverse le censure mosse dalla Suprema Corte, soprattutto sul ruolo di Caridi nella presunta associazione segreta ( la cui esistenza è stata certificata dalla sentenza in abbreviato), ritenuto poco chiaro, a partire dai rapporti del politico reggino con il fulcro di tale cupola, Paolo Romeo. L’ipotesi secondo cui sarebbe stato a tempo indeterminato un esecutore del programma della struttura segreta, avevano obiettato i giudici, «non trova nessun riscontro in atti sul piano della gravità indiziaria». E ad eccezione di una conversazione intercettata nel 2014, su questioni relative alla costituzione della città metropolitana di Reggio Calabria, non è stato indicato nessun altro contatto tra Romeo e l’ex senatore da cui evincere «un collegamento fra la carriera politica di Caridi e la prospettata struttura segreta».

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