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Cuba condanna un innocente. L’Italia non vuole liberarlo

La drammatica storia di Luigi Sartorio, 51 anni, ex imprenditore vicentino. Arrestato il 2 luglio 2010 a Cuba con l'accusa di corruzione di minore
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Attualmente è recluso nel carcere italiano con un tumore al cervello in stato avanzato ma dichiarato compatibile con la carcerazione dalla magistratura di sorveglianza. Fu estradato tre anni fa da Cuba con l’infamante accusa di aver partecipato a festini a luci rosse con ragazzine. Ma è innocente. Sicuramente è innocente e ora vedremo perché.

Venne condannato dalla magistratura cubana a vent’anni di galera senza prove, grazie a una prima confessione estorta dalla polizia con la tortura. Si chiama Luigi Sartorio, 51 anni, ex imprenditore vicentino. Era stato arrestato il 2 luglio 2010 a Cuba. Lo avevano accusato di corruzione di minore, per aver partecipato a festini con ragazzine minorenni. Condannato a 20 anni per un reato che che in Italia viene punito con una pena molto meno severa. Era stato assolto invece dall’accusa iniziale di omicidio di una ragazza, per il quale, invece, sono stati condannati altri due connazionali, Angelo Malavasi e Simone Pini, tuttora rinchiusi in un stato poco più che vegetativo in una fetida cella oltreoceano e condannati con una pena da scontare di 25 anni di reclusione.

È da allora, dal luglio di sette anni fa, che è cominciato l’incubo: da quando Sartorio andò a Cuba. A nulla sono valse le prove – comprese i timbri diplomatici – per dimostrare che lui, all’epoca dei fatti contestati, si trovava in Italia. Vediamo i fatti: Il 19 maggio 2010 una ragazzina di 13 anni era stata trovata morta in aperta campagna ed in stato di decomposizione. In seguito all’autopsia effettuata a Cuba non è mai stato chiarito se sia deceduta per arresto cardio- circolatorio dovuto all’assunzione di un mix di droga e alcool oppure perché, esanime ed apparentemente morta, sia stata grossolanamente seppellita da sconosciuti e morta per asfissia. Il fatto aveva ovviamente destato grande scalpore in tutta la comunità locale e la polizia era stata posta sotto pressione affinché individuasse rapidamente i responsabili. I capri espiatori perfetti non potevano che essere degli stranieri, in quel caso degli italiani.

L’INTERROGATORIO DELLA POLIZIA CUBANA

Torniamo un po’ indietro negli anni. 2007: a Sartorio viene diagnosticato un melanoma mali- gno con il 20% di possibilità di sopravvivenza. Dopo un periodo di sconforto, decide di affittare la sua azienda e intraprende un viaggio a Cuba. Conosce così la sua attuale compagna nel 2009, e a febbraio del 2010 nasce il suo primo figlio, Lorenzo. Nel frattempo la sua malattia fortunatamente regredisce e pertanto pensa di ritornare a lavorare. Nel giugno 2010 un suo amico italiano, Angelo Malavasi di Modena, viene incarcerato a Bayamo, nell’oriente di Cuba, accusato di essere stato presente a una festa con droga e sesso alla quale avrebbe partecipato anche quella ragazzina di 13 anni trovata morta a metà maggio. Sartorio a questo punto decide di partire per Cuba, contro il parere della sua compagna che gli dice di dimenticare il suo amico perché Cuba è pericolosa. Sartorio telefona e va dalla polizia di Cuba per avere informazioni, ma da quel momento inizia il suo incubo. Una volta giunto all’interno della stazione di polizia, a Sartorio viene chiesto di ‘ spiegare l’accaduto’ e, quando lui ribadisce di non capire di cosa dovrebbe parlare, i sei poliziotti presenti gli intimano di riferire cosa sia accaduto il 14 maggio 2010, ritenendolo responsabile della morte della ragazzina di Bayamo. Sartorio riferisce di non sapere nulla poiché quel giorno era in Italia ma, nonostante ciò, subisce fortissime pressioni affinché firmi una confessione con la quale dichiarare che il 14- 5- 2010, in realtà, lui era a Bayamo. Di fronte al suo rifiuto, gli viene negata la possibilità di parlare sia con l’ambasciata sia con un avvocato; gli viene impedito di contattare la famiglia per avvisare dell’accaduto e, malgrado lui non comprenda benissimo lo spagnolo, non è presente un interprete. Lo rinchiudono nella cella della stazione di polizia. Nel corso del lungo interrogatorio, Luigi Sartorio esibisce il cellulare ( dal quale risultavano gli sms spediti alla compagna, dall’Italia, nel mese di maggio 2010) ed afferma di aver da poco subito un’operazione alla schiena per un melanoma che gli impedirebbe di essere detenuto nella cella stretta e fetida nella quale lo hanno invece rinchiuso. Gli interrogatori continuano, per 16 ore al giorno, anche nei giorni successivi. In alcuni casi, anche per 10 ore, viene messo in una piccola stanza con l’aria condizionata al massimo; i poliziotti entrano ogni due ore dicendogli semplicemente: ‘ collabori? ‘ e, di fronte al nuovo rifiuto, a un certo punto viene trasferito in una cella con 45° ( siamo a luglio ed ai tropici). Luigi Sartorio, dopo continue sevizie, alla fine firma la dichiarazione.

IL PROCESSO

In prigione, in attesa del processo, subisce torture, minacce, violenze, inganni, perde 20 kg di peso. Entra in un dramma senza fine: mai un avvocato, un traduttore al suo fianco. La sua famiglia produce prove inconfutabili che dimostrano che lui il 14 maggio era a Vicenza, prove timbrate al consolato cubano di Milano che sono costate più di 22.000 euro. A nulla però sono servite. Dopo 14 mesi di detenzione preventiva, arriva il processo. Ad assisterlo c’è l’ambasciata Italiana che fa anche una relazione a favore di Sartorio rilevando le varie irregolarità processuali e dell’investigazione. L’Ambasciata chiede a Cuba spiegazioni e le prove che lo accusano, ma non ottiene risposte. Nonostante le prove della difesa, la giustizia cubana lo condanna.

LA MALATTIA E L’ESTRADIZIONE

Nell’aprile 2012 le condizioni di salute nel carcere cubano peggiorano: non mangia, non cammina, vive in uno stato di incoscienza da somministrazione di psicofarmaci aiutato solo da Pini, l’altro italiano condannato che si trova con lui in prigione. L’Ambasciata italiana si lamenta con Cuba, mai una visita specialistica, mai una Tac. A luglio arriva la terribile diagnosi: metastasi di grosse dimensioni nel cervello. Cuba promette un rimpatrio rapido che avverrà però dopo tanto tempo. Ad aprile del 2014 viene finalmente trasferito nelle carceri italiane, a Roma e poi a Padova dov’è tuttora detenuto. Non c’è stato modo di ottenere un adeguamento – lo prevede il trattato internazionale tra Cuba e l’Italia – della pena, visto che in Italia, per quel reato, sono previsti tre anni di carcere. Per la magistratura italiana non è più possibile e è stata rigettata l’istanza di revisione. A questo si è aggiunto un altro rigetto, quello relativo alla richiesta di incompatibilità carceraria. Una richiesta depositata proprio in riferimento al suo stato di salute, alla necessità di continui controlli visto le gravi malattie che ha dovuto affrontare. Ma per il tribunale di sorveglianza, anche se Sartorio ha un melanoma metastatico, gli accertamenti e la cura possono avvenire anche in carcere. Sartorio quindi è tuttora in cella, malato, condannato senza prove dalla giustizia cubana ad espiare una pena che dura quanto un ergastolo.

 

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