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Campo rom di Castel Romano: bomba sociale e ambientale

Questa mattina gli abitanti manifesteranno davanti al Parlamento
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Sessantatré decessi negli ultimi anni dovuti dall’aumento vertiginoso di patologie tumorali, scabbia, leptospirosi, presenza di parassiti, ratti, scarafaggi e perfino di animali selvatici. Parliamo del campo nomadi di Castel Romano, zona urbanistica del IX Municipio di Roma Capitale. Una vera e propria bomba chimica e batteriologica che oltre a far vivere in una situazione disumana e degradante i rom che vi alloggiano – soprattutto i bambini -, c’è il rischio che si crei una diffusione delle epidemie. La questione è stata portata in parlamento, chiedendo l’intervento dei ministri dell’interno Marco Minniti e della salute Beatrice Lorenzin, dalla deputata Giovanna Martelli, di Movimento democratico e progressista, insieme a 21 colleghi di Mdp e Sinistra Italiana. «Nel corso dell’estate – si legge nell’interrogazione – alcuni minori sono stati ricoverati in ospedale e hanno sviluppato malattie epiteliali. Vi è preoccupazione, da parte degli abitanti, in merito a un aumento dei tumori che ha già destato interrogativi negli anni passati, benché non risulta vi siano mai state verifiche per accertare o smentire tale dato, e per la elevata e straordinaria presenza di rifiuti non biodegradabili. Il fatto che una simile situazione d’inquinamento ambientale si sommi al mancato funzionamento della rete idrica – aggiungono i deputati porta gli interroganti a non poter circoscrivere la propria preoccupazione ai residenti del campo, ma a tutto l’ambiente circostante e alla popolazione che rischia d’entrare in contatto con soggetti affetti da malattie il cui contagio potrebbe causare una epidemia su vasta scala, considerato anche il recente inizio dell’attività scolastica».

Il campo di Castel Romano – secondo alcune stime il più grande d’Europa – è situato a 30 chilometri fuori dal centro abitato, su una landa desolata sulla Pontina. Questa estate – come denunciato da Marcello Zuinisi, rappresentante legale dell’Associazione Nazione Rom – ha vissuto anche una vera e propria emergenza idrica visto che nel campo è completamente assente il servizio di fornitura dell’acqua. La polizia municipale di Roma Capitale, coordinata dal comandante Lorenzo Botta, si era recata sul posto accertando la drammaticità della situazione. Avevano così allertato le istituzioni, gli uffici del dipartimento delle politiche sociali di Viale Manzoni, l’assessore Laura Baldassarre, la sindaca Virginia Raggi, il vicecapo di gabinetto Marco Cardilli, i dirigenti Angelo Marra e Michela Micheli. La prefettura, tramite il dottor Massimo Grimaldi, aveva interessato la Protezione Civile ed Acea per provvedere all’immediata fornitura idrica: erano state quindi distribuite delle bottigliette di acqua, ma solo a una parte del campo, con il risultato che le persone, ridotte allo stremo, hanno litigato tra loro per averle. Il governo, con un dossier del ministero della Salute, ha risposto all’interrogazione parlamentare confermando tutti i problemi e accusando la giunta Raggi di non aver preso provvedimenti. Nel dossier si ammette l’enorme divario, in termini sanitari, tra rom e il resto della popolazione, che si concretizza in un limitato accesso alle cure e a rischi maggiori per la salute. Il campo rom della Pontina “vanta” difatti impianti fognari chiusi e sotto sequestro dal febbraio 2017, nonché acqua ed elettricità a singhiozzo da mesi. Alla drastica condizione del campo nomadi, il ministero della Salute risponde ricordando l’istituzione di un grande Tavolo tematico, dedicato proprio al tema della salute, nonché all’accesso ad un’assistenza sanitaria di qualità, il quale ha a sua volta definito un piano d’azione salute per e con le comunità Rom, Sinti e Camminanti, presentato e inviato agli assessorati alla Salute a fine dicembre 2015. Il governo ricorda, però, molto chiaramente che: «Il successo del Piano è affidato alla disponibilità delle Amministrazioni Locali». In breve, carte e dati alla mano, il governo ha risposto che le leggi e le iniziative ci sono e sono state fatte, ma poi spetta al comune di Roma renderle effettive. Intanto nella mattinata di oggi, dalle ore 11.30 alle ore 12.30, gli abitanti del campo rom manifesteranno davanti al Parlamento per chiedere che vengano al più presto indicate delle soluzioni.

 

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