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Migranti, si riapre la rotta Tunisia-Italia e nel Mediterraneo si torna a morire

Nonostante il calo degli sbarchi dalla Libia, l'industria dei trafficanti gira a pieno regime. A Lampedusa nuova impennata di arrivi
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Calati sensibilmente gli arrivi dalla Libia, dopo gli accordi del governo italiano con i trafficanti, nel Mediterraneo si è aperta ufficialmente la rotta che  i migranti cercano di percorrere salpando dalla Tunisia. Le barche partono dall’isola di Kerkhenna, di fronte a Sfax e puntano il timone verso l’agrigentino o Lampedusa. Ma quello che non cambia è il corollario di naufragi e morti in mare. Così come successo l’8 ottobre quando un barcone è stato urtato da una imbarcazione della marina militare tunisina.

Flavio Di Giacomo portavoce dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha parlato di circa 80 persone presenti sul natante affondato, in mare sono stati recuperati 8 corpi.  Le persone salvate sono circa 40-45 – ha detto Di Giacomo -, sappiamo che sulla barca c’erano un’ottantina di persone, per cui temiamo che il numero dei morti potrebbe essere più alto».

Sulla dinamica di quello che si profila come un caso del quale si continuerà a parlare, non si hanno informazioni molto chiare. Di certo c’è solo che l’urto è avvenuto in acque Search and Rescue (Sar) di competenza maltese, anche se i soccorsi sono stati prestati dalla Guardia Costiera italiana coordinata da La Valletta. Già su questo punto è cominciato lo scarico di responsabilità.La sostanza è quella di un tratto di mare sempre più affollato. Anche nella notte tra il 9 e il 10 ottobre Lampedusa è stata teatro di altri sbarchi, soprattutto nella caletta di Cala Croce. Due imbarcazioni sono approdate con un carico di almeno 45 migranti.

L’impennata degli sbarchi ha di nuovo riportato oltre la capienza massima l’hotspot  di Contrada Imbriacole dove ora ci sarebbero almeno 410 persone. Si tratta però di una struttura dove per legge chi sbarca non può restare per più di due giorni. Una situazione che ha rinfocolato le polemiche sulla cosiddetta emergenza di Lampedusa. Ieri pomeriggio il sindaco dell’isola Totò Martello, che ha sostituito Giusi Nicolini, si è incontrato con il ministro degli Interni Marco Minniti.

Sul tavolo i tempi di trasferimento dei migranti e il tema agitato recentemente dell’ordine pubblico. Ma si tratta veramente di un’emergenza? A settembre si è registrato l’arrivo di almeno 1400 persone mentre complessivamente gli arrivi da gennaio ad agosto erano stati di meno, 1350. Ci sono poi coloro che fanno parte dei cosiddetti sbarchi fantasma, gruppi di 30-40 migranti che scompaiono subito dopo aver toccato terra e non vengono registrati.

L’Oim sta cercando di capire il vero motivo che ha fatto popolare la nuova rotta. Per Flavio Di Giacomo sarebbe da escludere una consequenzialità tra chiusura della rotta libica e partenze dalla Tunisia. «I migranti sono tutti tunisini, questo per ora non ci fa pensare che ci sia uno spostamento dalla Libia, a spostarsi potrebbero essere stati, invece, alcuni trafficanti» ha spiegato il portavoce dell’Organizzazione mondiale delle migrazioni. Ma ci sarebbe anche un’altra spiegazione.

E’ quella che ha abbozzato Nancy Porsia. In un suo post su facebook la giornalista argomenta che la rotta tunisina si sarebbe riaperta.“non perché la rotta libica è diventata più pericolosa in seguito agli accordi Minniti – Libia. Ma soprattutto per via del crollo dell’economia libica… “.“Per 20 anni milioni di lavoratori tunisini in fuga dalla depressione economica nel loro paese, hanno trovato lavoro in Libia… Oggi i tunisini – come del resto gli egiziani, i marocchini, i bengalesi etc. – vanno via dal paese non per le scarse condizioni di sicurezza, ma perché guadagnare in dinaro libico non ne vale più la pena…”

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