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Mastella: «Intercettazioni? Napolitano ha ragione, ma anche lui mi lasciò solo»

«Quando ero ministro della Giustizia provai a far passare la riforma, ma rimasti senza alcun sostegno, anche dell'allora presidente della Repubblica»
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«Sulle intercettazioni telefoniche mi sorprende che oggi Matteo Orfini faccia il pudico. E come se avesse scoperto la brutalità del cancro perché ha colpito un membro di famiglia, mentre fin tanto che tocca agli altri si valuta con distacco». Clemente Mastella, ministro della Giustizia del governo Prodi, commenta piuttosto duramente la polemiche sollevate dalla pubblicazione della conversazione telefonica tra l’ex premier Renzi e il padre. «Su questo problema ancora drammaticamente sospeso, il centrosinistra ha la sua grossa responsabilità. Dieci anni fa presentai un disegno di legge che fu approvato alla Camera quasi all’unanimità. Poi il Partito democratico fece marcia indietro al Senato e l’iter si arenò.

È comprensibile che quando vengono messe in piazza intercettazioni di scarso o nullo rilievo giudiziario si possano scatenare fibrillazioni, d’altronde una cosa è l’uso di questo strumento per contrastare la criminalità, un’altra è pubblicare dialoghi privati di politici a scopi puramente mediatici».

È d’accordo dunque con Napolitano che di fronte a una questione aperta da anni parla di “ipocrisia paurosa”?

Sono d’accordo, è un atteggiamento ipocrita. Tuttavia se il presidente Napolitano avesse esercitato una moral suasion sui senatori in vista del voto forse avremmo portato casa la legge. Invece rimasi solo.

Qual è il confine tra diritto all’informazione e riservatezza della persona?

È un confine labilissimo che più volte si oltrepassa. Nel merito sono sempre più convinto che vada recuperata una giusta ripartizione tra i poteri. Una volta mi chiesero chi preferissi tra De Luca, De Magistris ed Emiliano. Risposi che il dramma vero è che due di questi personaggi chiamati a responsabilità di governo locale sono magistrati. C’è dunque qualcosa che non torna.

Queste vicende le evocano situazioni personali?

È del tutto evidente che io sono stato la vittima sacrificale di un tipico impianto investigativo a cavallo tra il dato giudiziario e mediatico, costruito ad arte per delegittimarmi.

C’è però un magistrato che ha parlato bene di lei. Piercamillo Davigo ha dichiarato che lei è stato il miglior ministro della Giustizia che lui ricordi.

Sì, e lo ha ripetuto Gherardo Colombo durante una trasmissione di Michele Santoro. Non è una mia invenzione.

Mastella ha fondato cinque partiti, è stato più volte ministro, ha ricoperto la carica di parlamentare in otto legislature. Sindaco di Benevento dal giugno 2016, non crede che la sua lunga attività politica sia giunta al crepuscolo.

Sono contento di quello che faccio e non mi macero in una malinconica depressione amministrando in una realtà più defilata. E’ un ritorno alle origini che mi offre la possibilità di fare politica in maniera differente.

Il ritorno alle origini coincide con il lancio di “Noi campani” il suo movimento regionale che si presenterà in alcuni grossi comuni alle amministrative dell’ 11 giugno. Una sorta di esperimento di “glocalismo politico”.

Sì, ho deciso di creare una forza locale che avesse come fondamento ispiratore l’impegno per i territori perché se oggi la classe dirigente ha un peccato mortale è quello di essersi allontanata dai bisogni della gente. Non c’è più un luogo di ascolto dove la politica assolve i compiti che le sono propri.

Colpa anche di perverse leggi elettorali che si sono succedute?

Certo, se vale più la vicinanza al leader nazionale che l’ascolto dei cittadini è ovvio che questo atteggiamento venga percepito con disgusto. Tra i politici, gli unici che reggono la scena sono gli amministratori locali, sono quelli che affrontano, nel bene e nel male, le richieste delle comunità locali.

Che lettura dà di questo confuso panorama politico tripolare?

Il tripolarismo è ormai un dato di fatto. Persino nella patria del bipolarismo come la Gran Bretagna si sono affermati altri soggetti. Le gente manifesta una forma di profonda insoddisfazione e quindi non afferma le proprie scelte secondo canoni tradizionali, ma in base agli avvenimenti e alle proprie legittime sensibilità. Chi, populisti compresi, riesce a fornire un’interpretazione plausibile della realtà ottiene attenzione e consenso.

È sempre colpa della classe politica attuale?

Sì, purtroppo di qualità ne ha poca.

Se fosse in Parlamento per quale legge elettorale opterebbe?

Ho sempre detto che la legge delle regionali è la migliore: un solo turno e premio alla coalizione, contribuisce a dare stabilità ed è proporzionale quanto basta. Non capisco perché nessuno l’abbia presa in considerazione.

Vinceranno i grillini oppure tornerà in sella Renzi?

Mah, se non ci fosse questa stizzosa propensione al naufragio di Salvini il centrodestra vincerebbe tranquillamente. Io credo che, considerando le sconfitte dei populisti in mezza Europa, dovrebbe abbandonare la strategia della protesta permanente. La Lega che sale dal 5 al 10 per cento e non tenta di governare è un nonsenso. Si fa politica per andare al governo. Mi pare che Salvini abbia scelto di non governare mai. O Berlusconi riesce a fare sintesi ed è aiutato dalla buona sorte col proporzionale oppure la sfida sarà tra Renzi e Grillo. Tuttavia vedo sia Pd sia 5Stelle in affanno.

Perché?

La proposta del Movimento 5 Stelle è vaga e vacua, parla alla pancia degli italiani, ma non ha alcun fondamento di natura ideologica. Ripetere ossessivamente “siamo i migliori e i più onesti” porterà sicuramente voti, ma poi saranno davvero capaci di governare? Da parte sua Renzi, già dimentico degli errori del passato, insiste sul concetto di uomo solo al comando. Anche se, in quell’area, è il migliore.

Poi c’è l’inossidabile Berlusconi…

In mancanza di altri, è encomiabile quello che fa. Bisogna dargli atto che in un momento difficile come questo riesce a tenere in piedi il centrodestra che altrimenti si sarebbe sbriciolato. In quell’area non vedo altri leader. Il problema è questo. A dispetto dell’età, Berlusconi resta l’unico riferimento vero per piglio, autorevolezza e capacità.

Non è colpa anche del Cav. se non ha fatto crescere un successore adeguato?

I successori devono essere in grado di fare i successori. Dipende dalle situazioni. Macron è un caso emblematico di parricidio riuscito. Anche in Italia abbiamo avuto dei parricidi i cui effetti, però, si sono fermati al 3 per cento.

Come quello di Alfano, per esempio?

Ha perso la sua occasione. Ha capacità, ma avrebbe dovuto lasciare il governo, fare politica e “studiare” da leader.

Il cantiere della nuova Dc è aperto o resta una suggestione di qualche nostalgico?

Bisognerebbe mettere insieme tutti gli spezzoni in libera uscita. Io ci ho provato, ma ci sono tali e tanti personalismi che ognuno agisce per conto proprio. Poi c’è chi preme per andare a destra, chi a sinistra. Bisognerebbe adottare una scelta coraggiosa, restare al centro e decidere autonomamente le alleanze.

Si voterà a febbraio?

Credo di sì, nessuno ha voglia di approvare una legge elettorale vera. Immagino che oggi l’intesa tra i partiti sia quella di non fare alcuna intesa.

 

 

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