Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Le nuove ricette di Minniti sono vecchie, ecco la lista dei Cpr

Dopo gli attacchi alle Ong e le stragi di migranti nel mediterraneo, l’Italia accelera sulle espulsioni con i Centri di permanenza per i rimpatri
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Se è vero che siamo di fronte ad una situazione nuova, se è vero che i migranti stanno invadendo l’Italia, il nostro paese risponde con ricette abbastanza vecchie. Se da un lato si cerca di contenere il flusso con decreti come quello Minniti dall’altro si rispolverano i vecchi Cie che ora diventano Cpr (Centri permanenti per i rimpatri).

Dopo mesi di gestazione infatti il ministero dell’Interno ha dato alla luce il piano per la gestione migranti consegnando ai governatori delle Regioni una lista dei luoghi dove sorgeranno queste strutture. Nelle intenzioni i Cpr dovrebbero differenziarsi dai loro predecessori per condizioni (nei Cie sono stati frequenti i casi di violenza ed autolesionismo) e capienza (574 disponibilità fino al 2016). Si calcola che i posti a luglio, quando verranno completate le prime location, dovrebbero essere circa 1.100 per poi aumentare progressivamente.

Se il provvedimento ricalca uno schema vecchio anche se con un nuovo nome, diverse strutture saranno proprio quelle che ospitavano i Cie. In Friuli Venezia Giulia si rimetterà a nuovo il centro di Gradisca d’Isonzo; in Piemonte sarà ristrutturato il vecchio Cie; nel Lazio si userà quello già esistente di Ponte Galeria, a Roma. Per la Lombardia è stata prescelta la Caserma di Montichiari, in Campania la caserma di Andolfato. In Sicilia sarà ancora la volta de vecchio Cie di Caltanissetta così come a Modena e a Bari saranno ristrutturati i vecchi Centri di identificazione ed espulsione. E se in Calabria i migranti da espellere saranno destinati a Mormanno, in Sardegna verranno eseguiti lavori al vecchio carcere di Iglesias, una circostanza che non sembra ben augurante vista il precedente uso della struttura.

Mancano dalla lista attualmente il Veneto, la Liguria e la Toscana, segno che la scelta dei luoghi è il risultato di una mediazione non facilissima. Il Ministero comunque ha indicato per queste regioni una dead line per indicare almeno 100 posti per ospitare i migranti. Ieri poi sono stati i Comuni a dover dare il loro benestare.

L’annuncio dei nuovi Cpr cade all’indomani delle operazioni di polizia che hanno portato all’arresto di diversi gestori dei centri di accoglienza in Calabria dove i migranti venivano sfruttati e fatti lavorare per pochissimi soldi. In questo senso è stato avviato un piano di ispezione per tutti centri di accoglienza italiani, sono previsti dunque 2130 controlli, il tutto in nome della trasparenza che ormai sembra esser diventato un mantra per qualunque forza politica.

Quella trasparenza che evidentemente manca in alcune zone d’Italia, se è vero che l’ormai famigerato procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, è stato ascoltato ieri in commissione antimafia, Zuccaro ha sottolineato che  «c’è una massa di denaro destinata all’accoglienza dei migranti che attira gli interessi delle organizzazioni mafiose e dico questo sulla base di alcune risultanze investigative, ma è sbagliato ritenere che la mafia operi dovunque, perché così rischiamo di aumentare l’aurea di onnipotenza».
Parla ancora dunque il magistrato catanese e ha fornito la sua ricetta  per combattere i trafficanti: «Sabato scorso – ha spiegato Zuccaro – è arrivata a Catania una nave con 498 migranti soccorsi ed il cadavere di un giovane ucciso a freddo su un barcone da un trafficante perché non si era tolto il cappello. Se sulla nave della Ong che ha fatto l’intervento vi fossero state unità della nostra polizia giudiziaria avremmo già preso i trafficanti e li avremmo già nelle nostre galere. Ripeto, l’obiettivo delle indagini non sono le Ong ma i trafficanti ed alcune recenti modalità del traffico li stanno favorendo».

Una parziale correzione di tiro rispetto alle precedenti dichiarazioni quando le sue parole avevano scatenato una polemica capace di mettere in difficoltà lo stesso governo. L’esecutivo intanto aspetta che il Parlamento proponga nuove regole d’ingaggio per le Ong che operano nel mediterraneo, si parla di uno stretto coordinamento della Guardia Costiera e della registrazione di tutti gli equipaggi.

Intanto nella giornata di oggi in Commissione Difesa del Senato, presieduta da Nicola Latorre, si attende l’audizione del procuratore di Trapani Ambrogio Cartosio e del pm Andrea Tarondo. I due starebbero indagando sull’intervento in mare non richiesto di una Ong tedesca. In questo senso le due organizzazioni Jugend Rettet (sentita ieri pomeriggio) e la Sea Watch hanno accettato di parlare davanti i senatori. Infine giovedì la conclusione dei lavori non prima dell’audizione del comandante generale delle Capitanerie di Porto, Vincenzo Melone.

 

Ultime News

Articoli Correlati