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Laura Boldrini scende in campo. Sfida aperta al Pd

Laura Boldrini, stimata dai dalemiani, è pronta a scendere in campo e sfida il Pd. Al momento, però, il campo progressista brancola nel buio.
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Nella speranza che il 7 maggio arrivi un segnale di fumo da Metteo Renzi, ciò che si muove alla sinistra del Pd prova a definirsi. A uscire allo scoperto, questa volta, è la presidente della Camera Laura Boldrini che in un’intervista al Corriere della Sera si dichiara disponibile a scendere nell’agone politico al fianco di Giuliano Pisapia per costruire un nuovo centro sinistra. «Questa è una fase politica molto delicata, c’è bisogno del contributo di tutti e certamente il mio non mancherà. Io non mi sottraggo», dice. Al momento, però, il campo progressista brancola nel buio: mancano i presupposti per eventuali alleanze e, soprattutto, non c’è una legge elettorale che le favorisca. Il segretario del Pd, per ora, esclude categoricamente un accordo con gli scissionisti di Mdp. Per coprirsi a sinistra Renzi sarebbe disposto a dialogare con l’ex sindaco di Milano, a patto che Pisapia si affranchi dai vari Bersani e Speranza. L’avvocato meneghino sarebbe il ben venuto in un listone di centro sinistra, stile “En Marche”, egemonizzato dal Pd e aperto alla “società civile”. Ma niente accordi fuori dai confini del Nazareno: una condizione non contrattabile, che trova in totale disaccordo Laura Boldrini. «Bisogna avere uno sguardo più ampio. La prima parola d’ordine è generosità, la seconda responsabilità. Bisogna superare i veti e le questioni personali, perché sono dannosi», spiega la presidente della Camera. «Il Pd è parte imprescindibile del centrosinistra, ma quell’area è stata molto lacerata da alcune scelte divisive. Adesso serve unità, porre veti e condizioni sarebbe miope». Dunque, Boldrini avverte Renzi: «Se non si trova un accordo non può finire lì, si lavorerà a un’alternativa di centrosinistra. Il Pd non rappresenta tutta l’area progressista, se pensa di poter fare da solo temo che commetta un errore di valutazione» . La presidente della Camera, molto stimata dall’ala dalemiana dei fuoriusciti, sa bene che senza Mdp lo stesso progetto di Pisapia rischia di scomparire. E prova a punzecchiare l’ex premier e gli scettici del suo schieramento, quelli che – è il timore di alcuni e la speranza di altri potrebbero farsi ammaliare dalle sirene renziane e confluire in un’eventuale lista unica guidata dal segretario dem. Boldrini immagina, invece, una sinistra «laburista, europeista, ambientalista, femminista, solidale» pronta a selezionare leadership e programmi attraverso le primarie.

Ma in questa fase nulla è scontato. Nemmeno che Pisapia scelga di gettare il cuore oltre l’ostacolo sfidando, se necessario, anche il Pd in una competizione elettorale. Bersani e Speranza contano molto sull’ex sindaco, convinti che Giuliano Piasapia sia l’unico nome in grado di unire le varie anime della sinistra alternativa ai dem e capace di superare una soglia di sbarramento che rischia di essere vista al rialzo proprio per mettere fuori gioco le formazioni estranee ai tre poli in campo. Ma l’ex primo cittadino arancione preferisce attendere che le nubi si diradino prima di pronunciare una parola definitiva.

Il rapporto col Pd non è l’unico nodo da sciogliere: a sinistra il rischio frammentazione è sempre in agguato. Fuori dal perimetro di gioco, infatti, rimangono ancora i piccoli partiti che non provengono dalle file democratiche: Sinistra italiana, Possibile e ciò che resta di Ri- fondazione comunista. Un’area che, insieme a Mdp, vale il 7,2 per cento, secondo un sondaggio pubblicato ieri da Swg, senza misurare il valore aggiunto che potrebbe arrivare da Campo progressista di Pisapia. Per ora ogni blocco sembra remare per conto proprio e nessuno scongiura il pericolo di presentarsi alle elezioni con due liste diverse. Per un quadro più chiaro bisognerà aspettare l’assemblea nazionale del Pd che incoronerà Renzi nuovo segretario del Pd. A sinistra sperano che l’ex premier scopra un po’ le carte sulla legge elettorale e, dunque, sulla possibilità di alleanze. Nel frattempo Mdp si è data appuntamento a Milano, dal 19 al 21 maggio, per una conferenza programmatica che sia in grado di stabilire una linea unitaria, tutt’altro che scontata. Nell’auspicio che Pisapia o Boldrini rompano definitivamente ogni indugio.

 

 

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