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Il Pm di Siracusa smentisce Zuccaro: «Nessun legame tra ong e scafisti»

L'intervento di Paolo Giordano in Commissione Difesa del Senato: «Non ci sono elementi investigativi». Una smentita che avrà ripercussioni sul colloquio del magistrato catanese con il Csm
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Mentre la cosiddetta inchiesta sulle Ong che operano nel mediterraneo è diventata oggetto di una lotta politica che rischia di spaccare lo stesso governo e con la Lega che parla di mettere fuorilegge le organizzazioni che sarebbero pagate da George Soros, proseguono le audizioni presso la Commissione Difesa del Senato, finora davanti ai senatori sono sfilati esponenti dei vertici della guardia di Finanza e della Marina Militare.

Oggi è stata la volta della magistratura con il Procuratore Capo di Siracusa Paolo Giordano che ha smentito il suo collega di Catania, Carmelo Zuccaro. Giordano infatti ha chiaramente detto che «non ci risulta, per quanto riguarda asseriti collegamenti obliqui o inquinanti con trafficanti, né per quanto riguarda Ong né parti di Ong. Non abbiamo avuto nessun elemento investigativo, eppure sono centinaia di persone».

Una smentita che avrà ripercussioni pesanti anche su un altro colloquio, quello del procuratore catanese davanti al Csm. Intanto in commissione sarà anche la volta di Medici Senza Frontiere. Il presidente Nicola Latorre è convinto che in una settimana i lavori arriveranno a conclusione. Per il momento emergono solo alcune indiscrezioni su quello che viene definito come il piano del governo per regolamentare l’operato delle organizzazioni non governative.

La Stampa del 30 aprile riporta le parole di Latorre: «Se però si va a operare in un’area, geografica e giuridica, che è di competenza dello Stato italiano, mi sembra giusto mettere ordine», il riferimento è alla proposta che dovrebbe mettere intorno allo stesso tavolo militari e Ong, un’eventualità che al momento pare difficile visto anche il tono degli attacchi nei confronti delle organizzazioni umanitarie.

C’è poi il capitolo finanziamenti, in questo senso si penserebbe a una sorta di lista nella quale sarebbero elencati in maniera trasparente tutti i donatori delle varie Ong che accetteranno di farsi controllare. In ultimo si auspica un intervento non solo italiano ma in sede europea sul quale si aspetta la decisione di Federica Mogherini perché questa operazione di riordino comprende Ong non solo italiane ma anche tedesche, spagnole, francesi, maltesi. Fin qui il punto della situazione mentre rimane in piedi l’indagine conoscitiva catanese del procuratore Carmelo Zuccaro.

In Parlamento però filtrano già altre proposte, in senso molto più restrittivo, come quello di vietare l’ingresso in porto per quelle navi di organizzazioni che hanno rifiutato di mettere a disposizione l’elenco completo dei finanziatori. Il riferimento è soprattutto alla ormai celebre Moas maltese o ad alcune organizzazioni umanitarie tedesche. Secondo le indiscrezioni, riportate dal Corriere della Sera, in questa maniera si distinguerebbe tra operazioni di salvataggio lecite e quelle risultato di accordi illeciti con trafficanti avvenuti tramite telefono satellitare.

Che ciò avvenga, come si sa deve essere provato, e al momento non esistono evidenze di prova che potrebbero essere usate in un procedimento penale. Anzi altre testimonianze, come quella diretta dello scrittore Erri De Luca, hanno ben descritto come i trafficanti affidino agli stessi migranti telefoni satellitari per avvertire navi di soccorso e di come i pescherecci libici si trovino sulle rotte dei barconi per recuperarli e riutilizzarli. Come si possa poi vietare a navi di soccorso l’ingresso in porti italiani è tutto da vedere viste anche le normative sui respingimenti. Anche sul cosiddetto diniego di alcune Ong straniere a riferire davanti alla Commissione Difesa del Senato c’è qualcosa da rimarcare. Tra queste la tedesca Sea Watch ha più volte messo in evidenza come nel mediterraneo i “privati” hanno sostituito l’inazione delle varie missioni ufficiali europee.

La denuncia riguarda la lontananza dalle coste libiche e l’esiguità di mezzi adatti a prevenire i naufragi. In questo senso basta leggere un report sul sito dell’organizzazione (sea-watch.org) nel quale viene descritta la famigerata domenica di Pasqua 2017, la data in cui sono stati soccorsi circa 8500 migranti e che ha dato luogo a tutte le polemiche. Nel documento si descrive il salvataggio di almeno 100 migranti naufragati, con 7 persone già annegate, al largo delle coste libiche, dopo essere stati individuati da un aereo di ricognizione alzatosi in volo grazie alla collaborazione tra Sea Watch e i piloti umanitari (HPI) che ha avuto inizio la settimana di Pasqua.

Ciò è stato possibile con il sostegno economico della Chiesa Evangelica in Germania (EKD). L’aereo si chiama Moonbird, del tipo Cirrus SR22, ed ha l’obiettivo dichiarato di coordinare le missioni di ricerca e salvataggio nonchè incalzare l’Unione Europea. Per Ruben Neugebauer, responsabile del progetto della missione di rivelazione aerea, si tratta di «esercitare pressioni sull’Unione Europea che consente consapevolmente alle persone di affogare bloccando passaggi sicuri e negando le operazioni di salvataggio del mare».

 

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