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Aborto e apertura a Lefebvre: Francesco è il discepolo di Ignazio

In ambedue i casi si tratta di innovazioni non teologiche ma disciplinari. Indicano una linea pastorale innovativa, coerente con la concezione che il Papa ha del sacerdozio
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La lettera di chiusura del Giubileo della Misericordia di Papa Francesco contiene due importanti novità disciplinari. La prima è stata notata da tutti e riguarda il fatto che da adesso in poi tutti i sacerdoti (e non solo i vescovi) potranno assolvere le donne ed i medici che hanno abortito. La seconda ha ricevuto meno attenzione e riguarda il fatto che i fedeli potranno lecitamente confessarsi dai sacerdoti della Fraternità Sacerdotale S. Pio X.In ambedue i casi si tratta di innovazioni non teologiche ma disciplinari. Esse non toccano in alcun modo il deposito della rivelazione o la teologia, esse incidono però profondamente sul modo in cui la Chiesa si presenta ed agisce nel mondo, indicano una linea pastorale innovativa.Il Papa non cambia nulla nella dottrina, pone però con energia degli accenti ed individua delle priorità pastorali. In ambedue i casi egli trasforma delle regole di eccezione, stabilite inizialmente solo per la durata del Giubileo della Misericordia, in regole ordinarie destinate a durare per sempre. È un modo di dire che il tempo della Chiesa è il tempo della misericordia non solo durante il Giubileo ma anche dopo e per sempre.Cominciamo con l’aborto. Diciamo subito, per evitare strumentalizzazioni ed interpretazioni stravaganti, che ovviamente l’aborto rimane un peccato gravissimo e non viene in alcun modo legittimato. È un omicidio ed è un omicidio particolarmente odioso perché commesso contro il più indifeso degli esseri umani e commesso dalla madre, a cui Dio ha affidato la vita nascente in un modo del tutto particolare. Adesso però smette di essere un peccato “speciale” che può essere perdonato solo dal vescovo o da un sacerdote che dal vescovo abbia ricevuto questo specifico mandato. La donna o il medico adesso possono entrare in qualunque confessionale, confessarsi da qualunque sacerdote ed ottenere il perdono.Alcuni si preoccuperanno per il fatto che in questo modo si rischia di banalizzare l’aborto, ed è una preoccupazione legittima. Chi però consideri la situazione di una persona che, dopo molte lotte spirituali e carica di imbarazzo e di vergogna vorrebbe avvicinarsi alla confessione, capisce che dietro la decisione del Papa c’è una scelta di carità pastorale. È già abbastanza difficile aprire la propria anima ad un sacerdote che si conosce, con il quale si intrattiene un rapporto di amicizia e di confidenza. Presentarsi ad una persona sconosciute, che riveste un ruolo di autorità che potrebbe intimidire, è ancora molto più difficile. Quando si introduceva nei nostri paesi la legislazione sull’aborto la scomunica e l’assoluzione riservata all’ordinario del luogo aveva la funzione di cercare di arginare un fenomeno nuovo ed in espansione. Adesso la situazione è diversa ed è in effetti difficile capire perché il colpevole di una strage in cui magari muoiono anche dei bambini possa essere assolto da qualunque prete ed il medico che commette un aborto abbia bisogno della assoluzione di un vescovo. Sarebbe sbagliato vedere in questo un segno di disinteresse per la lotta contro l’aborto condotta dal Movimento per la Vita o immaginare che possa esservi un indebolimento nella difesa del diritto alla obiezione di coscienza contro l’aborto.La seconda novità disciplinare riguarda la possibilità riconosciuta a tutti i fedeli cattolici di confessarsi con i sacerdoti della Fraternità S. Pio X. Si tratta dei sacerdoti seguaci di Lefebvre che si trovano in una posizione di aperto conflitto con il Papa perché difendono posizioni ultraconservatrici e si rifiutano di accettare il Concilio Ecumenico Vaticano II. Permettere ai fedeli di confessarsi da loro e di ricevere da loro la comunione significa sostanzialmente riconoscere la legittimità della loro posizione nella Chiesa e bloccare la formazione di un popolo di fedeli della Chiesa di Lefebvre diverso dal popolo dei fedeli della Chiesa di Cristo. Come mai da questo Papà che tanti accusano di essere ultraprogressista una posizione così amichevole verso questi ultraconservatori? Per comprenderlo credo dobbiamo andare alla concezione della Chiesa che è propria di Bergoglio. La fede si fa presente nella storia con una pluralità di forme diverse, incarnandosi in situazioni umane e culture diverse. Il compito del Papa, successore di Pietro non è quello di ridurre tutto ad uniformità ma quello di vigilare che rimanga intatto il nocciolo vivo della fede e che nessuno scomunichi gli altri disconoscendo il loro cammino di fede. È possibile crescere nella sequela di Cristo ascoltando la messa in latino ed osservando le pratiche devozionali di una volta ed è possibile crescere nella medesima fede ascoltando la messa nelle lingue moderne e praticando liturgie più aggiornate. È compito del Papa mantenere l’unità nelle cose necessarie senza comprimere la pluralità degli stili di vita che possono dare espressione all’unica fede.In ambedue le innovazioni disciplinari si vede la concezione ignaziana che Papa Francesco ha del sacerdozio. Il prete non può essere un anonimo distributore di sacramenti. Deve intrattenere con i fedeli un rapporto intenso di amicizia e di guida spirituale. Non è un funzionario dello spirito ma l’animatore di una comunità che è come la manifestazione esterna, debole ma necessaria, della novità di vita generata dal sacramento. Per questo è importante che la donna che ha abortito possa confessarsi dal prete di sua scelta, per questo se nasce un rapporto vero con dei sacerdoti della Fraternità Sacerdotale Pio X è importante non interromperlo. Lo Spirito, infatti “soffia dove vuole”.

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