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Troppi suicidi e Orlando scrive al Dap: interveniamo

Direttiva al capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria,Santi Consolo, per affrontare la delicata situazione
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Troppi atti di autolesionismo e suicidi nelle patrie galere. L’ultimo, al carcere calabrese di Paola, è una vicenda ancora tutta da chiarire come Il Dubbio ha già riportato Infatti la procura di Reggio Calabria il 5 maggio ha disposto l’autopsia nei confronti dell’ex detenuto Maurilio Pio Morabito. Entro 90 giorni si conosceranno i risultati delle analisi.Tutte queste morti in carcere hanno allertato il ministro della Giustizia Andrea Orlando che ha diffuso un comunicato stampa, dove annuncia di aver indirizzato una direttiva al capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Santi Consolo, per affrontare la delicata problematica dei suicidi e dei tentati suicidi in carcere. In particolare, il Guardasigilli ritiene necessario attuare un piano nazionale d’intervento per la prevenzione del suicidio e per il conseguente monitoraggio delle strategie adottate, attraverso la raccolta, l’elaborazione e la pubblicazione dei dati e delle esperienze condotte. “Si tratta di un fenomeno inquietante e intollerabile”, denuncia Orlando nella direttiva, “rispetto al quale è necessario innalzare il livello di attenzione, accentuando allo stesso tempo le misure che nei singoli istituti vengono già poste in essere per prevenire fenomeni di autolesionismo”.Fra gli elementi che maggiormente possono suscitare la tentazione suicida il Guardasigilli individua il rischio ambientale: da questo punto di vista, la sorveglianza o l’isolamento del detenuto che abbia tendenze suicide possono talvolta accentuarne il rischio; analogamente è troppo spesso sottovalutato il trattamento del disagio psicologico e mentale; così come l’ambiente detentivo indifferenziato può costituire un fattore di rischio nella tendenza al suicidio. Un sistema maggiormente flessibile – riporta sempre il comunicato – potrà essere in grado di attuare più efficaci forme di controllo e di conoscenza approfondita delle persone ristrette e di garantire la miglior comprensione e gestione delle situazioni di maggior disagio. In quest’ottica – Orlando ordina nella direttiva per il Dap – verranno fra l’altro sviluppate opportune misure di osservazione del detenuto, differenziate a seconda della fase trattamentale e con particolare attenzione ai soggetti tossico-alcool dipendenti; saranno adeguati gli spazi detentivi destinati all’accoglienza dei soggetti a rischio, secondo criteri moderni e rispettosi della dignità della persona; saranno organizzati programmi formativi specifici per tutti gli operatori, favorendo l’interazione anche con coloro che da esterni operano nell’Istituto.Secondo la direttiva emanata dal ministro Orlando, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria provvederà quindi a predisporre un Piano nazionale d’intervento, tenendo conto anche della giurisprudenza della Cedu in materia e in linea con quanto elaborato dal Comitato Nazionale di Bioetica nel 2010, ripreso successivamente dalla Conferenza Unificata per i rapporti tra Stato-Regioni nel 2012 nelle sue “Linee di indirizzo per la riduzione del rischio autolesivo e suicidario dei detenuti, degli internati e dei minorenni sottoposti a provvedimento penale”.Queste linee di guida in realtà dovevano essere state messe in atto già da diversi anni. La conferenza Stato-Regioni, con accordo sottoscritto in data 19/01/2012, aveva impegnato le rispettive amministrazioni, attraverso le proprie articolazioni territoriali, a costituire all’interno di ciascun osservatorio regionale permanente sulla sanità penitenziaria, un gruppo di lavoro tecnico-scientifico con lo specifico mandato di procedere a una ricognizione dell’esistente in termini di disposizioni normative e pratiche già in atto; la definizione di specifiche modalità operative e organizzative di intervento nei confronti del disagio e le relative responsabilità, sulla base della normativa vigente, delle amministrazioni coinvolte; l’adozione, in tempo utile, di tutte le iniziative necessarie all’avvio, entro un anno, di una sperimentazione in almeno una struttura penitenziaria per adulti e una per minori presente sul territorio della Regione, fermo restando che il successo e l’efficacia dell’intervento sono legati all’effettiva messa in atto delle azioni specifiche individuate per ciascuna amministrazione coinvolta.La conferenza Stato-Regioni aveva disposto in particolare che: “l’Amministrazione penitenziaria e la Giustizia minorile, tramite le proprie articolazioni territoriali, e le Regioni e la pubblica amministrazione si impegnano, entro tre mesi dalla data del presente Accordo, a costituire in ogni Regione e pubblica amministrazione, all’interno di ciascun Osservatorio Permanente sulla Sanità Penitenziaria, un gruppo di lavoro tecnico-scientifico, composto, senza oneri aggiuntivi, anche da operatori sanitari e da operatori penitenziari e minorili. Tale gruppo di lavoro avrà il compito di elaborare, sulla base delle linee guida esistenti e tenendo conto delle indicazioni degli organismi europei e dell’Oms, un programma operativo di prevenzione del rischio auto-lesivo e suicidario in carcere e nei servizi minorili”.Ad oggi non è stato fatto nulla di quanto detto. Il ministro Orlando tramite questa direttiva indirizzata al Dap, ha semplicemente rinnovato i buoni propositi. Nel frattempo negli istituti penitenziari si continua a morire.

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