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Ghedini: "Magistratura e politica tornino a parlare"

«I toni e i modi del presidente dell’Anm mi sorprendono. Renzi sulla “barbarie giustizialista” ha espresso una considerazione banale»
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Matteo Renzi al Senato si scaglia contro la “barbarie giustizialista” e Piercamillo Davigo, capo dell’Anm, replica che i politici oggi rubano più di ieri «e senza vergogna». Atmosfera mefitica. Manca solo che Sergio Mattarella vada in tv a parlare di tintinnio di manette e oplà, si torna indietro di 25 anni, a Mani Pulite e allo scontro furibondo tra toghe-politica. Niccolò Ghedini – parlamentare, storico avvocato di Berlusconi e critico senza incertezze del cosiddetto rito giudiziario ambrosiano – è sconcertato: «Il clima è certamente difficile. Viene reso ancora più complicato da dichiarazioni come quelle del dottor Davigo, magistrato preparato e competente, che mi sembra travalichino la normale dialettica tra magistratura e politica».Davvero si sorprende, onorevole? Lo scontro tra giudici e politici in Italia è la madre di tutte le battaglie…«Beh, i toni e i modi del dottor Davigo appaiono inusuali rispetto a quelli usati negli ultimi anni dall’Anm, piuttosto contenuti. Anche perché non risultano legati a specifici avvenimenti processuali».Dunque c’è la volontà di avvelenare i clima? Si tratta di questo? Mettiamola così. Se la Corte dei Conti stima in 60 miliardi la cifra complessiva della corruzione, Davigo ha ragione o no a dire che i politici oggi rubano più di prima? Non mi pare proprio. Intendiamoci, in ogni categoria ci sono comportamenti negativi: accade anche nella magistratura. Certamente ci sono politici che hanno gestito malamente il denaro pubblico e se hanno commesso reati ben venga in questi casi l’azione dei giudici. Facendo però attenzione a quelle indagini e a quelle accuse che poi non hanno trovato riscontro nelle sentenze.Ben vengano ma? Dove sta il ma?Non credo ci debba essere una anticipazione di giudizio prima della sentenza definitiva. Sarei un po’ più prudente rispetto a valutazioni così tranchant, negative nei riguardi di tutta la classe politica. E’ come se di fronte ad un magistrato che sbaglia sostenessimo che tutti i magistrati sono ignoranti e non capiscono nulla. Non è così. Vede: ci sono migliaia e migliaia di amministratori politici negli ottomila e passa comuni italiani. I comportamenti antigiuridici vanno colpiti, ma generalizzare è fuorviante.Debbo insistere: tra magistratura e politica sembra di rivivere il film di 25 anni fa. Ci soffermiamo su Davigo: e Renzi che in Parlamento si scaglia contro la barbarie giustizialista?No, scusi. Renzi – che sicuramente non gode di nessuna delle mie simpatie politiche – ha espresso una considerazione perfino banale: e cioè che non ci deve essere una criminalizzazione prima della condanna. Lo dice la Costituzione.E invece Davigo dice che la destra ha cancellato il falso in bilancio. Opera sua?Dice una grave inesattezza. La destra non ha cancellato il falso in bilancio addirittura, come afferma il dottor Davigo, “attirandosi la condanna della comunità internazionale”. Non c’è stata alcuna abolizione, piuttosto una modifica. Siamo andati alla Corte di giustizia europea ed è vero: sono stato io a discutere la causa. Ebbene la Corte ha ritenuto che la nuova formulazione fosse compatibile con le regole Ue. Giudizio peraltro confermato per ben due volte dalla nostra Corte Costituzionale.Però la sinistra ha varato leggi che invece di contrastarla favoriscono gli evasori fiscali. Almeno su questo giudizio di Davigo sarà d’accordo.Affatto. Piuttosto la sinistra ha varato leggi virulente e forcaiole, a cominciare dall’autoriciclaggio per finire con il nuovo falso in bilancio. Mi pare davvero incredibile accusare la politica di non fare abbastanza. Per non parlare della prescrizione.Parliamone invece.E’ un falso problema. Se vige un processo di tipo accusatorio dove la difesa deve portare prove a discarico, deve essere per forza un processo con tempi brevi altrimenti dove le trovo io dopo anni le prove a favore del mio assistito? Mica siamo nelle serie tv di Cold case.Le ripropongo il quesito di fondo. Come bisogna concretamente operare affinché due poteri dello Stato come politica e magistratura collaborino lealmente invece di scontrarsi e bloccare il Paese in una infinita riedizione dello scontro tra guelfi e ghibellini?Bisogna fare meno dichiarazioni pubbliche, a cominciare dalle mie, e sedersi attorno ad un tavolo. Perché se ci si confronta senza retropensieri la soluzione si trova. Magistrati ed avvocati potrebbero dare un forte contributo alla politica per trovare soluzioni normative equilibrate tra i diritti delle vittime, degli imputati, e le esigenze dello Stato di repressione dei crimini. La mia esperienza è che quando avvocatura e magistratura, in particolare l’Anm, si sono incontrate per discutere, quasi sempre è emersa una linea comune. E’ il mio auspicio. Il dottor Davigo, al di là di alcune affermazioni, è persona di elevata cultura tecnico-giuridica e può senz’altro essere un interlocutore importante per tutti.E la politica? Lei svolge un doppio ruolo: è un politico e anche un avvocato. Cosa deve fare la politica per impedire che il discredito di oggi, quel “sono tutti ladri” che risuona dovunque, scompaia?Finchè non si troverà un meccanismo che riporti ad una netta separazione tra politica e magistratura, com’era fino al 1993 con l’articolo 68 della Costituzione…Sta parlando dell’autorizzazione a procedere? Vorrebbe reintrodurla?Bisogna o prevedere dei filtri com’era con l’articolo 68 oppure è indispensabile che i processi dei politici godano di una corsia preferenziale. Non è possibile che un politico venga accusato di un comportamento antigiuridico e poi il suo processo rimanga appeso per anni. Sia il politico sia l’opinione pubblica, i cittadini-elettori, hanno la fondamentale necessità di sapere se quell’accusa è vera o no. L’autorizzazione a procedere era la cosa migliore, mi rendo conto che reintrodurla è complicato. Si potrebbe pensare, come anche ambienti di sinistra avevano suggerito, che quest’opera di filtro sia svolta dalla Consulta. Ma se ciò non fosse possibile, la corsia preferenziale che ho proposto è decisiva per verificare se le tesi accusatorie sono fondate o meno.Nel frattempo che succede?Nel frattempo la politica deve fare il massimo per operare in trasparenza; e la magistratura il massimo per evitare indagini che a volte non appaiono particolarmente serene. Vale anche per la custodia cautelare che mi sembra in varie circostanze utilizzata con meccanismi poco equilibrati.E le intercettazioni? Vanno abolite?Le intercettazioni sono indispensabili per le indagini. Ma è altrettanto indispensabile evitare che esse, pur lasciando il filtro della difesa che ne deve valutare l’utilità o meno, finiscano sui giornali se non sono penalmente rilevanti.Lei ha parlato di filtro e di corsia preferenziale per i politici. Ma un politico indagato deve dimettersi o no?Assolutamente no come automatismo. Fermo restando che è una decisione che riguarda la singola sensibilità della persona o le regole che vigono nel partito al quale è iscritto. La verità è che noi abbiamo assistito a centinaia di casi con una ipotesi accusatoria infondata. In un Paese in cui vige l’obbligatorietà dell’azione penale è evidente che il politico non ha l’obbligo di dimettersi finché non c’è una sentenza definitiva. Aggiungo che a mio avviso la Severino è una legge totalmente sbagliata, particolarmente quando viene applicata a sentenze provvisorie come è capitato con De Magistris. Spero che l’Europa esamini in tempi brevi questa norma che, ripeto, è giuridicamente e politicamente insensata».

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